omotossicolgia e tabagismo

A.I.O.T.
Associazione Medica Italiana di Omotossicologia
Scuola Triennale di Medicina Biologica e Discipline Integrate

“IL CONTRIBUTO DELL’OMOTOSSICOLOGIA NEL TRATTAMENTO INTEGRATO DEL TABAGISMO: STUDIO PRELIMINARE.”

Candidato Relatore
Carmelo Percipalle Enrico Biffi

_______________________________________________
ANNO ACCADEMICO 2006/07

Riassunto
Dopo una rivista delle attuali conoscenze riguardo al tabagismo, l’autore descrive le sue esperienze, attuate, presso il Servizio Tossicodipendenze della ASL 4 di Enna in cui ha applicato l’omotossicologia in un programma terapeutico integrato con agopuntura auricolare e psicosintesi di gruppo. Questa tesi rappresenta i primi risultati ottenuti, soprattutto utilizzando il rimedio omotossicologico semplice di Roy Martina, Metatox 1 e Metatox 2. I casi clinici descritti fanno ben sperare per un uso efficace di questi preparati e indicano la possibilità di usare l’omotossicologia in maniera organica su tutta la complessa sintomatologia del tabagismo

Summary
THE CONTRIBUTION OF OMOTOSSICOLOGY IN THE INTEGRATED NICOTINISM HANDLING: PRELIMINAR STUDY.

After a review of the current knowledge regard to the nicotinism, the author describes its experiences, carried out, near the Drug addiction Service Of ASL 4 of Enna in which he has applied the omotossicology in a therapeutic program integrated with auricular acupuncture and group psicosintesi. This thesis represents the first obtained results, above all using the simple omotossicological remedies of Roy Martina, Metatox 1 and Metatox 2. The described clinical cases make hope well for an effective use of these preparations and show the possibility of using the omotossicology in organic way on all the complex nicotinism symptomatology.

Introduzione

Il tabagismo: DEFINIZIONE.
“Il tabagismo, una «sindrome tossica conseguente all’uso eccessivo e protratto di tabacco», va propriamente considerato una tossicofilia, contraddistinta da un elevato grado di dipendenza.”

Effetti prodotti dal fumo di sigaretta da un punto di vista clinico e psicologico, ovvero “tabagismo la tossicodipendenza dimenticata”. Fino al 1980, come evidenziato dalla lettura del DSM III non si era prestata alcuna attenzione agli effetti deleteri del consumo delle sigarette e del tabacco in generale. Solo nel 1988 la U.S. Department of Health ad Human Services evidenziava la natura della nicotina quale potente agente di assuefazione. Oggi il problema tabagismo ha assunto i suoi drammatici connotati (circa 90.000 morti l’anno causati da questa dipendenza in Italia) che delineano gli elementi di una vera e propria pandemia.

Prima parte: criteri diagnostici

Attuali criteri diagnostici DSM IV per la dipendenza da sostanze

Una modalità patologica d’uso della sostanza che conduce a menomazione o a disagio clinicamente significativi, come manifestato da tre (o più) delle condizioni seguenti, che ricorrono in un qualunque momento dello stesso periodo di 12 mesi:

1) tolleranza, come definita da ciascuno dei seguenti:
a) il bisogno di dosi notevolmente più elevate della sostanza per raggiungere l’intossicazione o l’effetto desiderato
b) un effetto notevolmente diminuito con l’uso continuativo della stessa quantità della sostanza
2) astinenza, come manifestata da ciascuno dei seguenti:
a) la caratteristica sindrome di astinenza per la sostanza (riferirsi ai Criteri A e B dei set di criteri per Astinenza dalle sostanze specifiche)
b) la stessa sostanza (o una strettamente correlata) è assunta per attenuare o evitare i sintomi di astinenza
3) la sostanza è spesso assunta in quantità maggiori o per periodi più prolungati rispetto a quanto previsto dal soggetto
4) desiderio persistente o tentativi infruttuosi di ridurre o controllare l’uso della sostanza
5) una grande quantità di tempo viene spesa in attività necessarie a procurarsi la sostanza (per es., recandosi in visita da più medici o guidando per lunghe distanze), ad assumerla (per es., fumando “in catena”), o a riprendersi dai suoi effetti
6) interruzione o riduzione di importanti attività sociali, lavorative o ricreative a causa dell’uso della sostanza
7) uso continuativo della sostanza nonostante la consapevolezza di avere un problema persistente o ricorrente, di natura fisica o psicologica, verosimilmente causato o esacerbato dalla sostanza (per es., il soggetto continua ad usare cocaina malgrado il riconoscimento di una depressione indotta da cocaina, oppure continua a bere malgrado il riconoscimento del peggioramento di un’ulcera a causa dell’assunzione di alcool).

Specificazioni:

a) dipendenza fisica

Con Dipendenza Fisica prove evidenti di tolleranza o di astinenza (cioè, risultano soddisfatti entrambi gli item 1 e 2)
Senza Dipendenza Fisica nessuna prova evidente di tolleranza o di astinenza (cioè, non risultano soddisfatti né l’item 1 né l’item 2)

b) gravità

Lieve Sono presenti pochi o nessun sintomo oltre a quelli necessari per la diagnosi, e i sintomi provocano solo una minima menomazione nel funzionamento sociale o lavorativo.
Moderato Sono presenti sintomi o menomazione funzionale tra “lieve” e “grave”.
Grave Sono presenti molti sintomi oltre a quelli necessari per la diagnosi o diversi sintomi particolarmente gravi, oppure i sintomi provocano una menomazione marcata nel funzionamento sociale o lavorativo.

c) remissione

Remissione Iniziale Completa Questa specificazione è usata se, almeno per un mese, ma per meno di 12 mesi, nessun criterio per Dipendenza è risultato soddisfatto.
Remissione Iniziale Parziale Questa specificazione è usata se, almeno per un mese, ma per meno di 12 mesi, uno o più criteri per Dipendenza sono risultati soddisfatti (ma non sono risultati soddisfatti pienamente i criteri per Dipendenza).
Remissione Protratta Completa Questa specificazione è usata se nessuno dei criteri per Dipendenza è risultato soddisfatto in un qualunque momento durante un periodo di 12 mesi o più.
Remissione Protratta Parziale Questa specificazione è usata se non sono risultati soddisfatti pienamente i criteri per Dipendenza per un periodo di 12 mesi o più; tuttavia sono risultati soddisfatti uno o più criteri per Dipendenza.

Le seguenti specificazioni si applicano se il soggetto è in terapia agonista o in un ambiente controllato.

In Terapia Agonista. Questa specificazione viene usata se al soggetto è prescritto un farmaco agonista, e se nessun criterio per Dipendenza è risultato soddisfatto per quella classe di farmaci per almeno il mese passato (eccetto tolleranza a o astinenza dall’agonista). Questa categoria si applica anche ai soggetti in trattamento per Dipendenza che fanno uso di un agonista parziale o di un agonista/antagonista.
In Ambiente Controllato. Questa specificazione è usata se il soggetto si trova in un ambiente dove l’accesso alle sostanze controllate è limitato, e se nessun criterio per Dipendenza è risultato soddisfatto almeno per il mese passato. Esempi di questi ambienti sono le prigioni strettamente sorvegliate dove le sostanze sono proibite, le comunità terapeutiche o le unità ospedaliere chiuse.

Criteri DSM IV per la astinenza da nicotina

A. Uso giornaliero di nicotina per almeno alcune settimane.
B. Brusca cessazione dell’uso di nicotina, o riduzione della quantità di nicotina usata, seguita entro 24 ore da quattro (o più) dei segni seguenti:
1) umore disforico o depresso
2) insonnia
3) irritabilità, frustrazione o rabbia
4) ansia
5) difficoltà di concentrazione
6) irrequietezza
7) diminuzione della frequenza cardiaca
8) aumento dell’appetito o del peso.

C. I sintomi del Criterio B provocano disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.
D. I sintomi non sono dovuti a una condizione medica generale, e non sono meglio spiegati con un altro disturbo mentale.

Seconda parte: Il tabagismo
ASPETTI MEDICO-SANITARI ED EPIDEMIOLOGICI DEL TABAGISMO.

Cosa contiene una sigaretta?
Il fumo del tabacco è un miscuglio gassoso in cui si trova disperso materiale di piccolissime dimensioni.
Esso è in relazione con le proprietà chimico-fisiche delle foglie di tabacco, della carta che le avvolge, delle modalità di combustione e del filtro della sigaretta.
La combustione di una sigaretta è incompleta in quanto avviene in ambiente povero di ossigeno e provoca in questo modo la formazione di numerosi composti chimici molti dei quali sono cancerogeni.
Il fumo aspirato è un aerosol molto denso che contiene circa 5 miliardi di particelle per mm. di aria.
Si distingue una parte corpuscolata ed una gassosa.
La parte corpuscolata – detta anche catrame –
è quella costituita da particelle solide che vanno a depositarsi in parte sul filtro, ma soprattutto sui polmoni.
Nella parte corpuscolata Sono state identificate circa 5000 sostanze tossiche
La parte gassosa è quella rimanente ed è costituita principalmente da:
 Azoto ( 50-70 %)
 Ossigeno (10-15 % )
 Ossido di Carbonio (3-6 % )
Le principali sostanze tossiche presenti in una sigaretta sono:
 Formaldeide C T- C
 Acetaldeide C T-C
 Ammoniaca T
 Polonio C
 Arsenico C
 Composti del nichel e del cadmio C
Le principali sostanze tossiche presenti in una sigaretta sono:
 Formaldeide C T- C
 Acetaldeide C T-C
 Ammoniaca T
 Polonio C
 Arsenico C
 Composti del nichel e del cadmio C
Gli effetti tossici acuti sono dovuti essenzialmente alla NICOTINA, all’OSSIDO di CARBONIO e alle SOSTANZE CILIOTOSSICHE.
La NICOTINA è una sostanza ad azione molto rapida ma raramente l’intossicazione acuta da tabacco attraverso la via respiratoria è mortale. La nicotina non è letale se viene immessa nell’organismo attraverso il fumo, poiché il
suo effetto si verifica progressivamente, permettendo all’organismo di attenuare gli effetti nocivi.
Tuttavia tali effetti si verificano soprattutto all’inizio dell’esperienza tabagica e sono principalmente rappresentati da: Nausea, vomito, cefalea, vertigini, tachicardia, dispnea.
La dose letale per via endovenosa è di circa 60 mg. Pari a 30-40 sigarette.
Effetti Cronici
 La nicotina come altre sostanze stupefacenti crea TOLLERANZA e nell’uso continuato anche DIPENDENZA.
 LA TOLLERANZA è quel fenomeno per cui gli effetti di una determinata sostanza diminuiscono con l’uso continuato della stessa,costringendo il fumatore nel caso specifico ad aumentare la dose per ottenere lo stesso effetto.

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Dati epidemiologici attualmente disponibili riguardo all’incidenza del tabagismo.
Il fumo tra gli adulti in Italia, dati ISTAT e DOXA anno 2002
Fuma il 26,60% della popolazione con più di 14 anni
di cui
31,1% UOMINI
22,3% DONNE

La donna e il fumo.
Un cenno particolare va riservato alla donna fumatrice.
Il fumo determina un’azione asfittica nei piccoli vasi del derma e dell’epidermide creando una fitte rete di rughe in alcune zone particolarmente sollecitate quali quelle perilabiali e perioculari.
Il fumo in gravidanza determina il passaggio delle sostanze dannose attraverso la barriera placentare per cui il nascituro diventa un potenziale tabagista con alcuni aspetti caratteristici :
• basso peso alla nascita,
• riduzione della capacità polmonare e
• in casi estremi malformazioni scheletriche.
Le donne che fumano sono mediamente meno dei maschi (17,2% contro 31,3%)
Le donne fumano mediamente un minor numero di sigarette al giorno (12 contro 18). Le donne smettono meno degli uomini. Le fumatrici giovani tendono a crescere mentre i fumatori giovani diminuiscono. Un serio problema è il fumo in gravidanza:
Donne che diminuiscono il n. di sigarette: 30%
Donne che continuano a fumare come prima: 8%
Donne che sospendono durante la gravidanza: 62%
Da questi dati possiamo affermare tranquillamente che il tabagismo è una tossicodipendenza!

Sintomi di astinenza dal tabacco.
Abbiamo quindi visto cosa è la dipendenza, ma la sua entità dipende dal numero delle sigarette fumate. I sintomi che si manifestano quando si smette improvvisamente di fumare possono presentarsi poche ore dall’ultima sigaretta oppure anche dopo alcuni giorni. I più comuni sono: nausea, brividi, ridotta tolleranza agli sforzi e agli stress emotivi.

Patologie connesse al fumo.
• Molte indagini epidemiologiche hanno chiaramente messo in evidenza che il fumo è la principale causa di Malattie Cardiovascolari sia per gli uomini che per le donne, infatti:
• I fumatori hanno una mortalità per le malattie cardio-vascolari superiore al 70 % rispetto a quella dei non fumatori.
• Il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare aumenta con l’aumento del consumo di tabacco e l’incidenza di tali malattie tra i fumatori è circa il doppio che tra i non fumatori.
• Il fumo è uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari ed agisce sinergicamente con altri fattori di rischio come IPERCOLESTEROLEMIA e IPERTENSIONE ARTERIOSA nella genesi delle malattie CV.
• Le sostanze presenti in una sigaretta sono responsabili degli effetti cronici sull’apparato cardiovascolare.
• La Nicotina ha un effetto vaso costrittore per cui peggiora la funzionalità del ventricolo sinistro con conseguente aumento della pressione arteriosa.
Il fumo aspirato è un aerosol molto denso che contiene circa 5 miliardi di particelle per mm. di aria.
Si distingue una parte corpuscolata ed una gassosa. La parte corpuscolata – detta anche catrame – è quella costituita da particelle solide che vanno a depositarsi in parte sul filtro, ma soprattutto sui polmoni. Nella parte corpuscolata sono state identificate circa 5000 sostanze tossiche.
La parte gassosa è quella rimanente ed è costituita principalmente da:
• Azoto ( 50-70 %)
• Ossigeno (10-15 % )
• Ossido di Carbonio (3-6 % )
Le principali sostanze tossiche presenti in una sigaretta sono:
formaldeide, acetaldeide, ammoniaca, polonio, arsenico, composti del nichel e del cadmio.
Tali sostanze sono: cancerogene, co-cancerogene, ciliotossiche, tossiche.

Gli effetti tossici acuti sono dovuti essenzialmente alla NICOTINA, all’OSSIDO di CARBONIO e alle SOSTANZE CILIOTOSSICHE.
La NICOTINA è una sostanza ad azione molto rapida ma raramente l’intossicazione acuta da tabacco attraverso la via respiratoria è mortale.
La nicotina non è letale se viene immessa nell’organismo attraverso il fumo, poiché il suo effetto si verifica progressivamente, permettendo all’organismo di attenuare gli effetti nocivi.
Tuttavia tali effetti si verificano soprattutto all’inizio dell’esperienza tabagica e sono principalmente rappresentati da: Nausea, 0vomito, cefalea, vertigini, tachicardia, dispnea.
La dose letale per via endovenosa è di circa 60 mg. Pari a 30-40 sigarette.
Effetti cronici
• La nicotina come altre sostanze stupefacenti crea TOLLERANZA e nell’uso continuato anche DIPENDENZA.
• LA TOLLERANZA è quel fenomeno per cui gli effetti di una determinata sostanza diminuiscono con l’uso continuato della stessa,costringendo il fumatore nel caso specifico ad aumentare la dose per ottenere lo stesso effetto.
• Patologie connesse al fumo. Molte indagini epidemiologiche hanno chiaramente messo in evidenza che il fumo è la principale causa di Malattie Cardiovascolari sia per gli uomini che per le donne, infatti:
• I fumatori hanno una mortalità per le malattie cardio-vascolari superiore al 70 % rispetto a quella dei non fumatori.
• La Nicotina inoltre favorisce l’aggregazione piastrinica determinando così la formazione di trombi responsabili di possibili Infarti miocardici ed Ictus .
• L’ossido di carbonio (CO ) è un veleno che si lega fortemente con l’emoglobina formando la Carbossiemoglobina che impedisce la respirazione cellulare.
• Questo danno è particolarmente evidente per chi pratica attività sportiva perché ha un maggiore bisogno di ossigenazione per i tessuti muscolari. L’organismo avendo a disposizione meno ossigeno, affatica in modo particolare il cuore che già è stimolato dalla nicotina ad aumentare le pulsazioni .
Infine gli Ossidi di azoto e l’Acido cianidrico influenzano negativamente il metabolismo cellulare del miocardio e delle pareti arteriose.
• Le sostanze contenute in una sigaretta influenzano negativamente tutto l’organismo coinvolgendo ogni organo e apparato . Faringiti e laringiti croniche sono sempre presenti in un fumatore anche perché si crea uno stimolo infiammatorio cronico che determina l’ispessimento delle corde vocali.
• possono presentarsi inoltre Esofagiti ed Ulcere gastriche che si manifestano con disturbi dispeptici come nausea , epigastralgia, anoressia .
• Disturbi del transito intestinale intesi sia come aumentato o rallentato transito.
• Disturbi della sfera sessuale dovuti all’azione vasocostrittrice della nicotina che determina una diminuzione della produzione delle cellule germinali ma anche un Impotentia coeundi.
• In ultimo dobbiamo considerare come il fumo sia responsabile di gravissime patologie polmonari rappresentate da
• Broncopatia cronico-ostruttiva ,
• Asma
• Carcinoma polmonare che negli ultimi anni ha subito un forte aumento dell’incidenza soprattutto per le donne.

Terza parte: questa tesi.

Materiali e metodi.
Questa tesi descrive uno studio preliminare condotto su cinque pazienti trattati presso la ASL 4 di Enna nel contesto di un programma terapeutico per smettere di fumare.
L’assessment di ogni paziente prevede la somministrazione del test di Fagerstrom che individua il livello di gravità di dipendenza alla nicotina con un punteggio, progressivamente ingravescente, da 0 a 10 e il Middlesex H. Questionnaire (M.H.Q.), questionario che indaga la personalità attraverso sei items: Ansia, Fobia, Ossessione, Sintomi somatici, Depressione, Isteria.
Ho focalizzato l’attenzione su un gruppo di cinque pazienti in cura presso il Centro per la Prevenzione e la Riabilitazione nelle Dipendenze Patologiche del Servizio Dipartimentale delle Dipendenze Patologiche della ASL 4 di Enna. Il programma di disassuefazione dal tabagismo prevede la possibilità di integrare il protocollo operativo previsto con l’assunzione di farmaci omotossicologici specifici.
Tale protocollo contempla l’integrazione di agopuntura auricolare (metodo ACUDETOX) con terapia di gruppo ad impostazione psicosintetica. All’interno di tale protocollo è stata inserita, come terzo elemento, la terapia omotossicologica. E’ mia intenzione proseguire con questa impostazione anche al fine di attuare un confronto iniziale con le precedenti esperienze quando ancora non veniva utilizzata la terapia con farmaci omotosicologici in aggiunta. Una prospettiva futura prevede la possibilità di iniziare una vera e propria ricerca, nel contesto dei programmi di disassuefazione dal tabagismo attuati nel servizio pubblico per le tossicodipendenze, in grado di valutare, con criteri scientifici, l’incidenza della terapia con farmaci omotossicologici in integrazione con altre metodiche psicologiche ed energetiche.

Quarta parte: La dipendenza.

Che tipo di malattia è la dipendenza?

L’indagine razionale sulla dipendenza appartiene comunque alla storia più recente della medicina. Questo si riflette nella ambiguità dello stesso termine “dipendenza”, ed in una visione non ancora universalmente accettata della natura del problema.
Da un lato si è tentati a definire la dipendenza come l’utilizzo (talora l’utilizzo esagerato) di una sostanza. Quindi si esalta il ruolo farmacologico di alcune sostanze che rendono l’individuo “dipendente”. Questo si riflette con un esasperata aspettativa positiva della semplice disintossicazione. Una volta “purificato” il sangue, la persona sarà “guarita”.
La critica maggiore a questa visione è che le persone che dipendono da una qualche sostanza, una volta disintossicate, spesso ricadono nell’uso della stessa sostanza.
Dall’altro lato si vede nell’uso della sostanza il riflesso di una qualche “menomazione” dell’individuo, che si appoggia alla sostanza come ad una stampella per supportare le proprie carenze psicologiche. Questo si riflette in una scarsa fiducia nell’approccio clinico a favore di terapie di lunga durata che ristrutturino complessivamente la personalità dell’individuo dipendente.
La critica maggiore a questa visione è che non tutti sono disponibili a tali ristrutturazioni, e ciononostante persone trattate con metodi meno radicali hanno percentuali di guarigione comparabili.

Entrambe le visioni descritte, per quanto comunemente diffuse anche nel mondo medico, vedono un aspetto parziale della realtà.

Definizione di dipendenza

La dipendenza è un comportamento sul quale l’individuo ha perso il controllo. Ciò non significa che il controllo non possa essere riguadagnato, ma questo potrà rivelarsi difficile e richiedere un qualche aiuto. Il processo della dipendenza è un prodotto della interazione fra persona, sostanza (in questo caso la nicotina) e contesto.
La dipendenza
La dipendenza va intesa in senso ampio
comprendendo tre aspetti strettamente legati tra loro:

Dipendenza fisica, si intende “uno stato di adattamento biologico ad una sostanza, che di solito segue alla tolleranza, è provocata dalla nicotina ed è responsabile della sindrome da astinenza

Dipendenza psicologica, che caratterizza il fumatore per il quale la sigaretta è indispensabile in certe situazioni sociali o in determinate circostanze

Dipendenza sociale, basata sull’accettazione sociale del tabagismo e sulle pressioni ambientali che esortano al consumo di tabacco..

Come abbiamo già visto, secondo il DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, dell’ American Psychiatric Association, 1994) le dipendenze da sostanze sono disturbi psichiatrici ed hanno come segno cardine appunto la perdita del controllo sul comportamento nei riguardi di una o più sostanze. Il DSM IV fornisce una serie di criteri, la presenza di almeno tre dei quali è richiesta per definire la diagnosi (vedi bibliografia).
Esiste una dipendenza da nicotina?

Vi sono diverse prove.
Si instaura una tolleranza e vi sono dei caratteristici sintomi e segni di astinenza (cfr. i precedenti capitoli?). Per sostanze come alcol od eroina i fenomeni della tolleranza e della astinenza sono universalmente accettati, al punto da costituire una parte rilevante dell’immaginario collettivo della tossicodipendenza. Questi fenomeni, che pure sono evidenti anche per la nicotina, non sono spesso colti dai fumatori e dagli operatori. Eppure è esperienza comune tra i fumatori l’aver raggiunto gradualmente il proprio quantitativo giornaliero di sigarette: che altro è questo se non tolleranza? Più del 95% dei fumatori riporta infatti di non passare giorno senza almeno una sigaretta.
E quanti fumatori, una volta che gli si descrivano i sintomi di astinenza da nicotina, si rendono conto di averla provata tutte le volte che hanno provato a smettere?
D’altra parte anche la perdita del controllo risulta ben evidente.
La quasi totalità dei fumatori è a conoscenza dei rischi per la salute.
La quasi totalità dei fumatori è a conoscenza dei rischi per la salute. C’è un alto tasso di fumatrici in gravidanza pur essendo coscienti del danno a sé stesse ed al feto. Molte persone soffrono di problemi correlati al fumo. Ciò nonostante molti di questi fumatori continuano a fumare.
Il desiderio di fumare nelle persone affette da malattie correlate al fumo è comparabile a quello ritrovato per l’alcol, l’eroina, gli eccitanti in pazienti che cerchino un trattamento per la loro dipendenza.
Meno del 25% dei tentativi spontanei di smettere durano più di una settimana, e solo il 3% per un anno.
Il ciclo della dipendenza
Per quanto siano stati documentati degli aspetti genetici connessi allo sviluppo della dipendenza, la persona non nasce dipendente. La persona diviene dipendente attraverso un processo in cui sostanza e persona interagiscono (all’interno di un contesto), ed in cui si struttura una personalità diversa da quella dell’individuo originario: una personalità dipendente (addictive personality).

In primo luogo un individuo incontra, per la prima volta nella sua vita, la sostanza. Non ha importanza il motivo che conduce a questo primo incontro: la persona potrà provare per curiosità, oppure in modo del tutto occasionale, o perché viene consigliata da un amico, o anche perché nel suo gruppo altre persone usano la sostanza.
In ogni caso questo è un momento cruciale: la sostanza potrà essere gradita all’individuo (ed egli tenderà a riprovarla) oppure no.
La sostanza risulta gradita quando interferisce positivamente nel ciclo dell’umore che tutti noi abbiamo, oscillando da momenti di benessere a momenti di malessere usualmente in modo non troppo eccessivo.
Benessere

malessere tempo 

Il riuso della sostanza si colloca quindi, almeno inizialmente, in una dimensione che potremmo definire auto-terapeutica: la percezione della persona è un benessere che spesso è un sollievo da una precedente sensazione di malessere. “Prima ero teso, mi stancavo facilmente; con una sigaretta riesco ad affrontare meglio lo stress”.

benessere

malessere tempo 

uso uso uso

Questa percezione di benessere cambia le condizioni del gioco. La persona tenderà a ricercare sempre più frequentemente la sostanza per ottenerne gli effetti piacevoli. In questa fase prevale il ruolo del sistema di ricompensa dopaminergico (meso-limbo-corticale). La ricerca può divenire talmente compulsiva da veicolare notevoli risorse fisiche, psichiche, economiche, sociali della persona, che gradualmente perde il controllo sulla sostanza. Alcuni autori descrivono questa perdita come il comparire di una nuova personalità, che prende il controllo sull’individuo: una personalità la cui finalizzazione è riutilizzare la sostanza. Una delle caratteristiche della personalità dipendente è la negazione della perdita del controllo stesso: “Sono in grado di smettere quando voglio”; od anche la negazione che l’uso della sostanza sia un problema: “Sono i medici a dire che fumare fa male, mio nonno ha fumato sino a novanta anni e stava benissimo!”. Non si tratta di bugie: la persona pensa effettivamente che le cose stiano così.

Per alcune sostanze, fra cui anche la nicotina, la perdita del controllo porta anche all’instaurarsi dei meccanismi farmacologici della tolleranza e dell’astinenza. “Utilizzo talmente la sostanza che il mio organismo si abitua agli effetti, e non provo più lo stesso piacere fumando lo stesso numero di sigarette al giorno dell’inizio: quindi devo fumare di più.” Oppure: “…se cerco di smettere compaiono gli spiacevoli sintomi della astinenza, per cui sono costretto a fumare più sigarette di quelle che realmente mi darebbero piacere.”

Nella opinione pubblica l’astinenza è considerata il sintomo cardine della dipendenza. Come si può evincere dalla descrizione che ho proposto, essa arriva solo al termine di un processo ed è, di fatto, una delle manifestazioni della perdita del controllo sull’uso della sostanza. Anche la personalità dipendente si giustifica spesso con l’astinenza: “Io voglio smettere di fumare, ma divento troppo nervoso, non so concentrarmi sul lavoro, ho paura di ingrassare…”.
Il grado estremo della perdita del controllo sono infine le conseguenze fisiche, psichiche, sociali che l’uso della sostanze causa. Una broncopatia cronica ostruttiva nel fumatore, ad esempio, o l’epatopatia alcolica nel bevitore… Ma anche il condizionamento nella vita sociale (“non vado più a cinema perché non so stare due ore senza fumare”) e così via.

La personalità dipendente si costituisce come una serie di strati “a buccia di cipolla”, in cui lo strato più esterno è rappresentato dal “danno” conseguente all’uso di sostanze, quindi più internamente vengono la c.d. dipendenza “fisica”, quindi i meccanismi cognitivi legati alla perdita del controllo e, al cuore, la gratificazione che l’uso della sostanza procura in alcune persone.
Le conseguenze terapeutiche di questa impostazione sono una azione per stadi successivi: limitare o curare i danni correlati all’uso di sostanze, trattare l’astinenza farmacologica, favorire nuovi stili cognitivi e modalità alternative di gratificazione.

Il ciclo della motivazione

Il cambiamento di comportamenti complessi che generalmente riteniamo essere sotto il controllo della volontà della persona è un fenomeno complesso. Spesso si usa dire: “E’ solo una questione di volontà: se una persona vuole veramente smettere di ammazzarsi con la sigaretta lo può fare”. Questo, detto per inciso, è proprio quello che il fumatore che ha perso il controllo pensa di sé stesso: “Posso smettere quando voglio”.
A mio avviso la motivazione non è un tutto o nulla. E’ piuttosto un processo attraverso cui ogni individuo costruisce per sé stesso le ragioni per cui cambiare un comportamento (o persistere in esso). La descrizione di questo processo, comune a tutte le situazioni di cambiamento, è stata studiata in particolare da Prochaska e Di Clemente. (vedi bibliografia)

Inizialmente la persona non pensa al proprio comportamento (ad esempio: fumare) come a qualcosa di problematico. Abbiamo anzi visto che la personalità dipendente è caratterizzata proprio dalla negazione o dalla minimizzazione del problema: “Per me fumare non è un problema, posso smettere in ogni momento. E’ mia moglie che mi dà il tormento e vorrebbe che smettessi…”. Questo stato è definito precontemplativo: la persona non contempla, fra le possibilità della propria esistenza, quella di cambiare comportamento.
Con il tempo la situazione si fa più complicata. In effetti qualche problema c’è, e forse sarebbe meglio non dico smettere, ma magari ridurre… “E’ tutta colpa di mia moglie: io vorrei smettere, ma se lei continua a brontolare mi innervosisco e fumo ancora di più!”. Questo stato è definito contemplativo: la persona infatti comincia a contemplare, fra le varie possibilità, quella di cambiare. Caratteristica di questa fase è la ambivalenza. E’ come se la persona fosse divisa in due: da un lato la parte che vuole cambiare il proprio comportamento, dall’altra la parte che vorrebbe continuare a ricavarne un piacere. La bilancia non pende a favore di nessuna di queste due parti, e di fatto la persona continua a comportarsi come prima anche se non in modo tranquillo: “Dovrei smettere di fumare perché mi dà fastidio tossire tanto la mattina; ma fumare mi aiuta a concentrarmi sul lavoro…”
Quando la bilancia pende decisamente a favore del cambiamento, la persona entra nello stadio di determinazione. “Ho deciso di smettere di fumare: dottore, cosa mi consiglia di fare?”. In questa fase la persona vede con sicurezza che deve cambiare, anche se non ha ancora fatto alcuna azione di cambiamento: “Non ce la faccio più: devo assolutamente smettere”.
La fase successiva è quella dell’azione. “Stamattina ho cambiato strada per evitare di passare davanti al mio solito tabacchino”; oppure: “Ho deciso di smettere di fumare: evitate di fumare davanti a me”; o anche: “Ho comprato una scatola di cerotti alla nicotina ed oggi, appena mi sono svegliato, ho iniziato ad usarli”. La persona sta facendo attivamente qualcosa per modificare il suo comportamento precedente.
Il cambiamento di comportamento non è una soluzione definitiva. E’ sempre possibile che il comportamento precedente, che in qualche modo era stato funzionale alla persona nel passato, si ripresenti. Quindi, anche se in modo di solito decrescente nel tempo, la persona tiene alta la guardia ed attua di solito degli accorgimenti per evitare di ricadere: questa fase è il mantenimento. “Ho smesso di bere caffè dopo pranzo, perché sentivo troppo il bisogno di accendere una sigaretta”.
Con il passare del tempo il rischio di ricadere diminuisce, ma non vi sono indicazioni certe sul fatto che si annulli del tutto. In linea teorica si potrebbe dire che una persona “guarita” è quella che rimane in mantenimento per il resto della sua vita. I gruppi per alcolisti (AA, ACAT) hanno però insegnato a distinguere fra una fase in cui la persona si astiene dal bere e percepisce coscientemente un qualche sforzo (astensione dalla sostanza), da un momento in cui la persona interiorizza questa decisione e la sente “naturale”: stato che viene definito sobrietà. Questo stadio potrebbe essere quello che nella teoria del cambiamento si intende per uscita dal problema.
Viceversa può capitare che la persona riprenda i comportamenti precedenti, abbia cioè una ricaduta: questo momento è caratterizzato da un forte senso di fallimento e frustrazione ed il suo esito è incerto. Da un lato la persona può rinunciare ad ulteriori tentativi (“Sono un debole: non ce la farò mai!”), dall’altro può portare alla ripresa di nuovi tentativi in tempi più o meno brevi (“Avevo sottovalutato le difficoltà: questa volta devo stare più attento”).

I riflessi di questo approccio sull’intervento nella dipendenza sono stati enormi. In primo luogo si è passati da una visione della motivazione come fattore dell’individuo (o sei motivato o non lo sei) ad un approccio che vede nella motivazione un obbiettivo da costruire, facilitare ed incentivare nel processo terapeutico.
In secondo luogo si è capita l’importanza di adottare strategie di intervento diversificate e specifiche per le diverse fasi della motivazione che l’individuo presenta in quel determinato momento. Alcuni interventi che possono apparire appropriati nella fase precontemplativa (ad esempio indurre il dubbio che fumare può essere dannoso per la salute di quella persona) si rivelano inappropriati e controproducenti nella fase di determinazione (in cui è necessario proporre un preciso programma terapeutico).
In terzo luogo ci si è posti concretamente il problema di non definire “irrecuperabili” pazienti che ci appaiono non motivati, e di ricercare le difficili ma possibili strategie che possono condurre una persona precontemplativa alle fasi successive del cambiamento.
Infine, ma questo sarà affrontato nel prossimo capitolo, si è colta la centralità della ricaduta nei processi di cambiamento dalla dipendenza da sostanze.

La ricaduta come momento chiave della dipendenza

E’ nozione comune che, anche superata l’astinenza e raggiunta la sobrietà dalle sostanze, le persone possono ricadere nella dipendenza. Questo dato sembra caratteristico non solo delle dipendenze, ma di tutti i comportamenti a rischio. Ma perché si ricade?
Lo schema teorico che ha maggiormente contribuito ad inquadrare il momento della ricaduta è quello proposto da Marlatt e Gordon, basato su uno schema cognitivista. In sostanza la persona ha appreso nel passato che la sostanza suscita degli effetti piacevoli, principalmente per la attivazione del sistema dopaminergico di gratificazione. Questa sensazione si fissa nella memoria della persona, e si collega a tutte le situazioni, a tutti i gesti, a tutte le persone, a tutti i luoghi che nella storia della persona si sono associati ad essa. Metto distrattamente la mano in tasca e mi viene in mente di come questo era il gesto con cui in passato cercavo il pacchetto di sigarette. Vedo una persona che fuma voluttuosamente per la strada e mi torna in mente il sapore della sigaretta. Mi sento molto teso sul lavoro e ricordo di come la sigaretta riusciva a rilassarmi…
Il piacere della sostanza, in chi è stato dipendente, si è pervasivamente annidato in tutti gli angoli della sua vita quotidiana. Ed anche dopo anni può riemergere, sbucare da dietro l’angolo, e risvegliare il ricordo del piacere provato. Questa particolare reattività dell’individuo agli stimoli che si collegano alla sensazione piacevole dell’uso della sostanza è chiamata cue-reaction, riattivazione della traccia.
La persona che subisce la riattivazione della traccia è in uno stato di malessere. Sa che potrebbe sentirsi meglio se usasse nuovamente la sostanza: basterebbe solo accendere la sigaretta, anche un solo tiro, per stare bene. D’altra parte ha sperimentato anche tutti gli effetti negativi della perdita del controllo: sa quanta fatica è costato smettere di fumare, e sa anche di essersi sentita meglio dopo aver smesso. E’ spesso una situazione di conflitto, e la persona si presenta tesa, nervosa, irritabile.
Ma per ricadere è necessario un secondo ingrediente: usare nuovamente la sostanza in quel momento, quando la memoria e l’emozione ad esso collegata si sono risvegliati. Se si fa passare del tempo senza usare la sostanza, gradatamente la tensione cala, il momento critico passa e lascia anzi la sensazione di aver saputo resistere, rafforzando la decisione di mantenere l’astinenza.
Anche se la persona usa la sostanza in un momento diverso da quello critico la probabilità di ricadere nella dipendenza è minore. Questa distinzione è molto importante, perché spesso si fa coincidere il riutilizzo della sostanza con la ricaduta. La ricaduta è invece una nuova perdita del controllo sull’uso della sostanza, e quindi deve essere definita sempre sulla base del comportamento della persona, non sulla sostanza.
In sintesi lo schema proposto per la ricaduta sottolinea il ruolo sia della riattivazione di traccia che dell’uso ad essa contestuale della sostanza.

L’utilità di questo schema concettuale sulla terapia è di estrema rilevanza. Esso ci insegna che la parte principale della terapia delle dipendenze è la prevenzione della ricaduta, che può essere ottenuta con strumenti cognitivi (evitare le circostanze di rischio, controllare le emozioni che si ricollegano alla ricerca della sostanza) ma anche farmacologici. In effetti la sfida terapeutica del futuro sta nella elaborazione di strategie che contrastino il desiderio della sua sostanza ed il suo risveglio nelle persone disassuefatte.

Quinta parte: agopuntura auricolare
Cos’è ACUDETOX

Il Dott Wen, un chirurgo toracico di Hong Kong, notò che i pazienti tossicodipendenti che venivano trattati in anestesia con elettroagopuntura dell’orecchio non manifestavano segni di astinenza post-operatoria. E lo segnalò in un articolo scientifico nel 1973.
Uno psichiatra, Michael Smith, responsabile del centro per le tossicodipendenze del Lincoln Hospital nel South Bronx (NY) lesse l’articolo, studiò il problema e decise di provare sui pazienti ambulatoriali in trattamento con metadone.
Per caso un giorno si ruppe l’elettrostimolatore e la cronica mancanza di fondi delle strutture pubbliche costrinse a sperimentare l’uso di aghi senza applicazione di elettricità: ebbene l’effetto immediato e a distanza era maggiore e da quel momento fu possibile il trattamento simultaneo di più pazienti. Era il 1978.
Ma a questo punto il caso passa in sordina, limitandosi a qualche intervento episodico, ed entra in gioco la passione, la serietà, la verifica puntuale. E’ stato messo a punto un protocollo detto “Acudetox” per trattare tutte le dipendenze. E nel 1985 è stata fondata NADA (National Acupuncture Disintoxication Association) per diffonderlo in USA e nel mondo. NADA fornisce formazione e consulenza per i programmi di trattamento e garantisce gli standard etici e clinici degli specialisti Acudetox. Ora il Lincoln Hospital tratta 350 persone al giorno e nel mondo vi sono 1800 centri che hanno adottato il programma.
Nel 1994 è stata fondata NADA ITALIA. Da allora 900 operatori provenienti per lo più da diversi Ser.T/NOT e NOA (Servizi tossicodipendenza e di alcoologia), hanno partecipato ai programmi di formazione. Il metodo viene ora fornito dal Sistema Sanitario Nazionale in molti Ser.T (Milano, Pavia, Verbania, Omegna, Torino, Collegno, Brescia, Tradate, Trieste, Lanciano, Roma, Bussolegno, Napoli) e molti altri lo stanno attivando
E’ un metodo che non sostituisce dipendenza con dipendenza, ma punta sull’individuo, lo sostiene, lo mette man mano in condizione di farcela da solo.
Il protocollo che applichiamo nel nostro servizio, prevede, nella fase iniziale che può durare quindici giorni, almeno cinque sedute giornaliere da lunedì al venerdì. Nei due mesi successivi le sedute si diradano, arrivando a tre e poi due sedute a settimana.

Sesta parte: la psicosintesi.

PSICOSINTESI DI GRUPPO. Descrizione del metodo ed esperienze. Integrazione con l’omotossicologia.

Perché la psicosintesi?
La psicosintesi è un sistema completo per aiutare l’uomo ad essere se stesso. E’, quindi, una via di autorealizzazione che è stata creata dallo psichiatra Roberto Assagioli all’inizio del ‘900. E’ molto di più di una psicoterapia: è una via al benessere psichico e fisico alla portata di tutti.
Su cosa si basa la psicosintesi?
Il punto cardine della psicosintesi è la “disidentificazione”. Si tratta di una prassi interiore che conduce al distacco dai propri ruoli, maschere, abitudini, atteggiamenti attraverso una tecnica di meditazione che presuppone la capacità di auto-osservazione.
Questa tecnica consente di scoprire un dato di fatto fondamentale: non siamo unici, univoci, fatti tutto d’un pezzo, ma siamo, al contrario, molteplici, spezzettati, divisi in una moltitudine di ruoli, maschere , atteggiamenti ecc.
Questa moltitudine costituisce quel calderone che è la nostra personalità.
Questi ruoli, maschere ecc… in psicosintesi vengono chiamati “subpersonalità”, parti, cioè, della personalità.
Le subpersonalità, la loro costituzione e il loro interagire dinamico, costituiscono la base del comportamento umano e, nel nostro contesto, ci aiutano a comprendere le dipendenze patologiche sotto ogni aspetto psicologico.

…e la “psicosintesi differenziale”?
La psicosintesi differenziale è stata proposta da Assagioli nei suoi libri (atto di volontà, tipi umani) come un focus specifico che è in grado, secondo me, di proporre una visione dell’uomo abbastanza articolata, la cui base è individuare la tipologia particolare da trattare e, quindi, proporre l’intervento consequenziale.
Secondo Assagioli esistono sette tipi umani e l’articolarsi di queste tipologie, secondo modalità complesse determina ogni comportamento umano.
Sia l’omotossicologia che la psicosintesi sono approcci olistici. La psicosintesi è una psicologia con l’anima, così come l’omotossicologia tende a creare armonia e salute nell’uomo attivando le sue naturali risorse che attingono, prevalentemente alla sua sfera mentale e spirituale.

psicosintesi di gruppo nella cura del tabagismo

La Psicosintesi è una concezione dinamica della vita psichica quale lotta fra una molteplicità di forze contrastanti e un centro unificatore che tende a comporle in armonia, la psicosintesi può venir considerata come l’espressione individuale di un più vasto principio, di una legge generale di sintesi inter-individuale e cosmica. E’, inoltre, un insieme di metodi di azione psicologica volti a favorire e a promuovere l’integrazione e l’armonia della personalità umana. I suoi scopi possono essere riassunti in: conosci te stesso, possiedi te stesso, trasforma te stesso.

La psicosintesi gruppale e il tabagismo

 Il gruppo in psicosintesi tende a rappresentare una realtà a se stante, creando i presupposti per attivare una nuova coscienza di gruppo. Nel contesto del programma di disassuefazione
dal tabagismo, la metodica psicosintetica deve adattarsi a richieste e condizioni specifiche.
Che cosa è il gruppo psicosintetico per tabagisti.

Non è un’esperienza di psicoterapia di gruppo in senso stretto, in quanto chi vuole smettere di fumare non necessariamente deve o vuole iniziare una psicoterapia.

INDIVIDUARE LA SUBPERSONALITA’ DEL FUMATORE

Lo scopo principale delle sedute di psicosintesi gruppale è individuare e smascherare la subpersonalità del fumatore, fino al punto di svuotarla di energie e di significati. In questo contesto l’obiettivo è analogo alla psicoterapia psicosintetica di gruppo per tossicodipendenti che pone la sua enfasi sulla subpersonalità del “tossico” per emarginarla.

Settima parte: omotossicologia.

OMOTOSSICOLOGIA E TABAGISMO.
Inquadramento clinico.

Essendo il tabagismo, come tutte le tossicodipendenze, una patologia cronica e recidivante, l’inquadramento di questa malattia, secondo i criteri omotossicologici è strettamente correlato al grado di gravità di questa affezione. Per questo motivo possiamo prendere in considerazione la fase umorale, di escrezione e di reazione come il momento iniziale in cui le oltre 4.500 sostanze tossiche della sigaretta iniziano ad entrare in contatto con l’organismo. In un primo momento l’organismo tende ad espellere le sostanze tossiche introdotte con il fumo da sigaretta, ma, nelle successive fasi inizia verificarsi il fenomeno del deposito, preceduto dall’infiammazione. Seguono le altre fasi di impregnazione, di degenerazione e neoplastica.
E’, a questo proposito, paradigmatico osservare, nella tavola delle omotossicosi, come si evolve il fenomeno patologico che colpisce, ad esempio, l’apparato respiratorio:
1) tosse ed espettorazione, fase di escrezione, quando il sintomo inizia a rivelare la patologia;
2) bronchiti acute, fase di infiammazione, intesa anche come maggiore vulnerabilità alle patologie bronco-polmonari;
3) silicosi, antracosi, fase di deposito, quando il catrame, nel caso del tabagismo, si deposita nei polmoni;
4) bronchite cronica (ostruttiva), fase di impregnazione, quando il catrame depositato riduce sensibilmente il lume degli alveoli polmonari e dei bronchioli determinando B.P.B.O.:
5) bronchiectasia, enfisema, fase di degenerazione, quando il danno cellulare e tissutale diventa clinicamente rilevante;
6) carcinoma bronchiale, fase di degenerazione, quando il danno cellulare genera il cancro.
Lo studio clinico, sia in un ottica allopatica che omotossicologia, delle varie e molteplici forme di patologie somatiche generate dal tabagismo non rientra nelle finalità di questa tesi, tuttavia, appare utile darne un cenno.

Ottava parte: casi clinici.
Studio clinico dei soggetti trattati.
Si tratta di pazienti tutti in cura con agopuntura auricolare, applicata secondo lo standard acudetox che prevede una serie di sedute giornaliere (come sopra descritto). Nessuno di loro ha ancora iniziato la psicoterapia di gruppo per motivi logistici. Di fatto i soggetti sotto descritti praticano soltanto agopuntura auricolare e terapia omotossicologica.
→Soggetto n.1: F.F. maschio 46 anni, impiegato, coniugato con prole, il test di Fagerstrom evidenzia un punteggio alto, uguale a 7.
L’M.H.Q. non indica soglie di patologia psichica.
Fuma normalmente 30 sigarette al dì, ha iniziato all’età di 12 anni e non ha mai smesso di fumare ha deciso di smettere di fumare per una sorta di sfida con se stesso.
Non lamenta sintomi somatici o disturbi che potrebbero essere causati dal fumo.
Inizia la terapia con acudetox in data 19.03.07. Dopo le prime sedute riduce le sigarette da 30 a 20. Inizia ad assumere Metatox 1 e Metatox 2 al dosaggio di 30 gocce tre volte al dì dopo le prime sette sedute. Riferisce di sentirsi molto più calmo, dopo avere assunto la terapia. Prosegue il trattamento e riduce progressivamente l’assunzione di tabacco da fumo fino ad arrivare a 12 sigarette die. In questo caso mi è parso evidente che il soggetto non e sostenuto da una forte motivazione al cambiamento e non manifesta sufficiente volontà per smettere totalmente di fumare. L’adesione al programma, tuttavia, appare costante. Il ruolo della terapia omotossicologia è stato utile per diminuire gli effetti della sindrome d’astinenza, mantenendo la compliance sufficientemente alta ed evitando il manifestarsi di ansietà e craving che avrebbero potuto determinare l’interruzione della terapia.
→ Soggetto n.2: L.M. maschio, 57 anni, pensionato, punteggio alto al test di Fagertrom uguale 8, il test M.H.Q. non evidenzia tratti di personalità oltre la norma. Fuma da quando aveva 11 anni da 30 a 40 sigarette die. Quando inizia il trattamento dichiara di fumare 20 sigarette al dì. Riferisce una lesione “infiammatoria” alle corde vocali per cui deve subire un delicato intervento chirurgico. Non indago ulteriormente sulla natura della lesione alle corde vocali ma appare evidente lo stato di preoccupazione del paziente per il quale la paura è lo stimolo al cambiamento per smettere di fumare. Questo paziente riduce le sigarette a tre subito, dopo la prima seduta. Inizia ad assumere Metatox 2, 30 gtt 4 volte al dì, alla terza seduta, traendone beneficio in termini di riduzione del craving e dell’ansia. Viste le condizioni generali del paziente e la presenza di possibili lesioni localizzate, già espressione di probabile degenerazione connettivale prescrivo Galium 10 gtt tre volte al dì e Nux Vomica-Homaccord, utile nei casi di abuso di nicotina. Il paziente prosegue la terapia, mantenendo il consumo di sigarette intorno a tre die.

→ Soggetto n.3 O.R. femmina: 41 anni, impiegata, fuma da quando aveva 12 anni, circa 25 sigarette al dì, ha smesso di fumare per nove mesi durante il periodo della gravidanza. Il punteggio al test di Fagertrom è uguale a 7. Tre items sono al di sopra della norma al test M.H.Q.: Ansia, 11; Sintomi Somatici (somatizzazioni), 9 e Depressione, 11., mentre l’item Ossessione è ai margini uguale a 8. Questa paziente inizia ad assumere regolarmente Metatox 1 e Metatox 2 già dalla terza seduta. La sua risposta è abbastanza incostante, passando repentinamente da 25 sigarette die a 15 , a 2 a 5 per poi risalire dopo alcune sedute. Anche questa paziente descrive una condizione di calma e di rilassamento all’assunzione di Metatox. Viste le sue note caratteriali evidenziate anche al test M.H.Q. decido di applicare anche tecniche psico-energetiche che accoppiano metodiche suggestive ad impronta psicosintetica a digito-pressione. La risposta della paziente a questo tentativo è stata incoraggiante in termini di un incremento dell’autostima e concomitante miglioramento del tono dell’umore. Per questa paziente possiamo dire che utilizzare tre metodi differenti, integrati, evidenzia netti miglioramenti nei termini di un miglioramento delle condizioni psico-fisiche che potrebbero preludere ad un cambiamento significativo dello stile di vita.
→ Soggetto n.4 C.P. maschio, 67 anni, pensionato, coniugato con prole, affetto da diabete mellito. Fuma da quando era adolescente. Prima di inziare il trattamento fumava circa 40 sigarette al dì. Vuole smettere perché ha paura delle malattie e comincia ad accusare sintomi ascrivibili a difficoltà respiratorie e facile stancabilità. Appare motivato a smettere di fumare ma non sempre sorretto da adeguata forza di volontà. Dimezza l’assunzione delle sigarette ed inizia ad assumere Metatox 1 e Metatox 2 al dosaggio di 30 gocce quattro volte al dì, già alla seconda seduta. Descrive, quindi, una condizione soggettiva di calma e distensione a seguito dell’assunzione della terapia. Vive questo risultato come positivo e in grado di consentirgli di continuare in questo suo tentativo di smettere di fumare. Questo paziente lamenta anche risvegli precoci. Suggerisco di assumere, in questo caso, al bisogno Metatox 2, 30 gocce. Il paziente riferisce un netto miglioramento dei sintomi.
Anche per questo soggetto certamente la terapia omotossicologia ha migliorato la sintomatologia, favorendo la prosecuzione della terapia con agopuntura auricolare.
→ Soggetto n. 5: M.A. 47 anni, maschio, impiegato , coniugato con prole. Parte da 20 sigarete al dì e inizia ad assumere, alla quarta seduta di agopuntura auricolare, Metatox 1 e Metatox 2 al dosaggio di 30 gocce quattro volte al dì, traendone subito beneficio e riducendo progressivamente costantemente il numero di sigarette fumate passando da 20 a 8 sigarette die.

Nona parte: Metatox 1 e 2

Perché metatox 1: studio dei componenti.

Plantago major D1 è nota come la pianta che provoca disaffezione al fumo. Si usa per spennellature locali sulle gengive, oppure per assunzione di 6/7 gocce per 5/6 volte al giorno; prima di deglutire la tintura pura, la si faccia girare un poco all’interno della bocca.
Chamomilla D1: per ipersensibilità, distimia, ansia, irritabilità.
Scrophularia nodosa D1: rimedio utile, fra le altre cose, per la cura di tracheite e dispnea.
Juniperus communis gemmae D1: utilizzabile come diuretico;
Chelidonium D1. rimedio epatobiliare;
Tabacum D6/D9/D12/D30; per angina pectoris, angoscia, emicrania, vertigini:
Nicotinum, D6/ D12/ D30/, Indicato in caso di nausea, spasmi clonici e tonici alternati, e spasmo della laringe e dei muscoli bronchiali,
Caffeinum D6/ D12/ D30/, per: irrequietezza, vertigini, palpitazioni cardiache, tremori, insonnia.
Saccharum: D6/ D9/ D12/ D30/. Per la carie dentaria e il rilassamento connettivale.
Papaver rhoeas: 12CH, Azione oppiacea. Calma l’eccitazione nervosa, concilia il sonno, azione sudorifera perciò utile nelle pleuriti e come espettorante. Leggero sedativo, calmante della tosse e pertosse.
Caladium seguinum: D4, per il craving da tabacco e per disturbi respiratori del fumatore.
Nux vomica: D6/ D9/D12/: rimedio con tropismo intestinale ed epatico, contro gli abusi di alcool e fumo.
Natrium chloratum: D9/ E’ il preparato biochimico più importante per il catarro, viene prescritto nel caso di disturbi alle orecchie, agli occhi ed alla gola.
Perché metatox 2: studio dei componenti.
Steevia D1, dolcificante,
Passiflora D1, rimedio per insonnia e irrequietezza.
Hypericum D1, rimedio per alterazioni psichiche, eccitazione e conseguente spossatezza, adinamia, tremore, forte sete, spasmi.
Escholtzia Californica D1, sedativa, analgesica, per insonnia, nervosismo, ansia, depressione, distonia neurovegetativa, emicrania.
Avena sativa. D1, per condizioni di esaurimento psicofisico.
Eleutherococcus, La radice di Eleuterococco ha proprietà tonico-adattogene, aumenta il vigore e la resistenza fisica ed innalza la soglia di resistenza a stimoli stressanti.
Humulus lupulus D1, Il luppolo è un mite sedativo con proprietà ipnagoghe (sonnifero).
Valeriana D1, per eccitazione, affaticamento, insonnia, Ginseng: tonico
Ribes Nigrum gemmae, D1 E’ il rimedio indicato in tutti gli stati infiammatori dove la velocità di sedimentazione è molto accelerata e nei casi allergici quale che sia il loro aspetto clinico: riniti, bronchiti, asma, gastriti, emicranie, orticaria, edema di Quincke, reumatismo allergico.
Pulsatilla D6/ D9/ D12/, Fra i suoi effetti generali, ricordiamo le secrezioni catarrali a livello di tutte le mucose, vertigini, nevralgie. Stasi venosa.
Kalium Phosphoricum D8, E’ utile per soggetti ipersensibili, nervosi, che mancano di vitalità. Ha una azione calmante sull’attività muscolare, per cui è di grande aiuto nei casi di crampi muscolari
Ginseng D2, tonico,
Chamomilla D3, vedi sopra.

Prime considerazioni: L’osservazione dei casi clinici, nel presente studio preliminare ha evidenziato un indubbio effetto positivo di Metatox 1 e 2, soprattutto come farmaci in grado di agire efficacemente sull’ansia e sul craving.
Per tutti e cinque i pazienti l’aggiunta di Metatox 1 e Metatox 2 alla terapia con agopuntura auricolare ha comportato indubbi benefici evidenziabili clinicamente come miglioramento dei sintomi ascrivibili ad ansia, craving e irritabilità e quindi una migliore risposta a sintomi riconducibili a sindrome d’astinenza o disconforto da sospensione o riduzione del dosaggio di nicotina.
Una nota a parte va fatta per l’effetto ansiolitico di Metatox 2 che, nella mia esperienza clinica come psichiatra, ha svolto un ruolo significativo anche in contesti diversi da quelli riferibili a dipendenze da sostanze e, quindi, correlati a stati d’ansia e disturbi depressivi del tono dell’umore.

Decima parte: trattamenti allopatici.
I metodi più diffusi per smettere di fumare

Come si vede il contributo dell’omotossicologia nel trattamento del tabagismo non è evidenziabile in questa tabella. Cercheremo di porre rimedio a questa carenza proponendo un approccio integrato alla malattia in cui l’omotossicologia possa avere un suo ruolo specifico.

I trattamenti farmacologici allopatici per la cura del tabagismo più diffusi sono i seguenti:
 antiastinenziali, come ad esempio la clonidina;
 sostitutivi, e cioè la nicotina sotto forma di cerotto, gomma, spray, inalatore…
 avversivanti, come la mecamylamina;
 anticraving, come potrebbe essere il bupropione;
 psicofarmaci per la comorbidità psichiatriche;
 trattamenti per abusi e dipendenze concomitanti.
Anche i trattamenti psicoeducativi sono molteplici:
 generico invito a smettere di fumare;
 counselling motivazionale;
 sostegno psicologico individuale;
 gruppi per smettere di fumare;
 tecniche di fronteggiamento delle occasioni a rischio;
 gruppi di auto-aiuto;
 altri…

La nostra indicazione per una cura organica del tabagismo propone una sinergia fra:

Conclusioni

Conclusioni
Lo schema, sopra evidenziato, delle tre frecce indica con chiarezza il ruolo che l’omotossicologia potrebbe avere nella cura del tabagismo. Non solo per quanto riguarda la disassuefazione da questa dipendenza ma anche e soprattutto per la cura delle malattie somatiche correlate.
La mia esperienza clinica, per adesso limitata quasi esclusivamente al versante del tabagismo inteso come dipendenza, mi fa pensare che un approccio realmente integrato non può non rivolgersi all’omotossicologia per proporre metodiche terapeutiche che siano in grado di iniziare un vero e proprio processo di guarigione e di purificazione dell’intero organismo dai danni prodotti dal fumo. Sotto questo versante, nell’ottica della prevenzione della ricaduta, l’omotossicologia potrebbe svolgere un ruolo determinante sia nel contesto di questa dipendenza che nell’ambito più allargato delle dipendenze da sostanze, da abitudini malsane o relazionali ed affettive, fungendo sia da supporto che da terapia correlata con metodiche più propriamente psicoterapeutiche.

Bibliografia
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- Yates A. Thain J.: Self –efficacy as a predictor of relapse following voluntary cessation of smoking. “ Addict Behave, 1985.

Indice

Introduzione pag.4
Prima parte: criteri diagnostici pag.6
Seconda parte: Il tabagismo pag. 16
Terza parte: questa tesi. pag. 34
Quarta parte: La dipendenza. pag. 38
Quinta parte: agopuntura auricolare pag. 66
Sesta parte: la psicosintesi. pag. 70
Settima parte: omotossicologia. pag. 77
Ottava parte: casi clinici. pag. 81
Nona parte: Metatox 1 e 2. pag. 89
Decima parte: trattamenti allopatici. pag. 97
Conclusioni pag. 101
Bibliografia pag.104



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