Avevo lasciato il mio paziente chiuso nella stanza, gli aghi infissi nelle orecchie, la musica, dolce e cullante, a riempire la sua anima di serenità.
Lo sentì urlare a squarcia gola, improvvisamente, mentre ero intento a leggere il giornale, nell’altra stanza:
“Dottore, dottore venga presto, guardi cosa succede!”
Entrai a precipizio nella stanza: il mio paziente poteva avere avuto un attacco psicotico acuto o forse poteva essere entrato un topo nella stanza!
Aprì la porta e vidi il mio paziente rincantucciato in un angolo con gli occhi sbarrati, lo sguardo puntato verso la parte opposta della stanza.
Guardando nella stessa direzione, rimasi atterrito e sorpreso: la vidi anch’io. Ero paralizzato, fermo sulla soglia della porta, senza avere il coraggio di entrare. Il mio paziente (lo chiameremo Giorgio) appena vide la porta aprirsi, si incuneò fra me e lo stipite e scappò, uscendo a precipizio dalla stanza per fermarsi nella sala d’attesa, in quel momento vuota, rimanendo fermo, in piedi, vicino alla porta dell’uscita, combattuto fra la paura e la curiosità.
Cosa stava succedendo? Nella stanza della terapia si vedeva chiaramente, tracciata a mezz’aria, vicino alla parete, in prossimità di un angolo privo di mobili, una specie di fessura, rossastra, dai margini sfrangiati, lunga circa un metro e larga pochi centimetri. Come se l’aria fosse stata tagliata da una lama invisibile causando una sorta di ferita, da cui emanava un leggero bagliore giallo – ocra.
La fessura vibrava leggermente ma costantemente, rivelando una sua essenza vitale, quasi una sorta di energia sua propria che la faceva sembrare viva.
Continuai ad osservarla da lontano. Ero intimorito ma anche curioso. Il mio primo pensiero era che poteva trattarsi di un’allucinazione, forse trasmessa dal mio paziente per una sorta di contagio psichico. Scartai presto questa ipotesi, per quanto, in un certo senso, rassicurante potesse essere. Pensai a qualche sorta di fenomeno elettrico o magnetico a me sconosciuto. Pensai ad altre ipotesi, non tutte perfettamente sensate e, infine, decisi di entrare nella stanza e mi avvicinai alla fessura con molta cautela e molto lentamente.
Iniziai ad osservare il fenomeno e vidi che era sostanzialmente stabile. Cercai di guardare dentro la fessura, quasi a cercare di scorgere qualcosa che poteva esserci al di là. I lembi della fessura erano, però molto vicini o, forse, una specie di ulteriore membrana impediva al mio sguardo di andare oltre; fatto sta che non vidi nulla dentro la fessura.
Cominciai a pensare che poteva essere una specie di comunicazione spazio – temporale, forse verso un’altra dimensione. Il mio pensiero magico e fantastico cominciò ad elaborare possibili risposte; nessuna delle quali attendibile.
Continuai ad avvicinarmi con cautela, osservando attentamente ma con circospezione. Una voce, aspra e gutturale, risuonò improvvisamente dietro le mie spalle, facendomi trasalire: “Dottò che diavolo è?”.
Mi voltai di scatto. Non riconobbi subito la voce del mio paziente, alterata dalla paura e dal timbro inusitatamente gutturale. Lo vidi bloccato sulla soglia con gli occhi sbarrati che fissavano la fessura. Pensai che questa cosa per il suo fragile equilibrio mentale poteva essere molto pericolosa. Pensai anche al mio equilibrio mentale, certamente scosso, ma decisi di dare la priorità al mio paziente e gli dissi: “Niente Giorgio, stia tranquillo, sono sicuro che deve esserci una qualche spiegazione.”
“Ma dottò, può essere pericoloso! Chiamiamo la protezione civile o i pompieri o la polizia. Facciamo qualcosa! Potrebbero essere i russi o i cinesi o forse un’invasione di alieni!” disse.
Gli risposi: “Giorgio mi aspetti nella sala d’attesa un momento. Non faccia niente, non chiami nessuno. Adesso cerco di capire di cosa si tratta.”
Nonostante le mie richieste Giorgio restava sulla soglia, fermo, gli occhi sbarrati. Lo guardai spaventato. Non sapevo cosa fare ma, improvvisamente, una forza, potente e sconosciuta, mi indusse a rivolgere la mia attenzione verso la fessura. Entrambi iniziammo a muoverci come automi verso la fessura e la vedemmo allargarsi e ingrandirsi. Non eravamo più padroni dei nostri corpi. Vidi Giorgio camminare lentamente verso la fessura e precedendomi, entrarvi dentro risolutamente: prima una gamba e poi tutto il corpo e, mentre, entrava dentro la fessura scompariva il resto del corpo e, infine, non lo vidi più. Giorgio era scomparso dentro la fessura!
Il mio cuore batteva impazzito! Mi muovevo, perfettamente lucido, ma assolutamente incapace di padroneggiare il mio corpo, verso la fessura che, quasi pulsava, come una creatura viva e, forse, accogliente e, infine, lentamente vi penetrai, prima un piede e poi tutto il corpo!
*
Laboratorio di parassitologia, Istituto di Microbiologia, Università di Ratixbona.“Eih Emmanuel guarda qua ne abbiamo presi altri due” e indicò una grossa ampolla sferica piena di una specie di vapore verdastro, posta su un tavolino di marmo bianco, all’interno della quale si muovevano due strane creature bipedi.
“Questi parassiti ci cascano sempre. Appena vedono qualcosa che gli ricorda l’organo sessuale femminile della loro specie, ne vengono attratti irresistibilmente!” disse Gregory.
“E’ vero! Guarda questo con il camice bianco che faccia da cretino!” disse Emmanuel
“Anche l’altro non mi pare tanto sveglio!” Rispose Gregory sghignazzando.
“Per fortuna che ci pensiamo noi a ripulire il pianeta dai parassiti. La nostra è una vera e propria missione. Rimarranno nell’ampolla per qualcuno dei loro secoli, poi decideremo cosa farne.” Disse Emmanuel.
“Sono d’accordo Emmanuel. In attesa di qualche altro parassita direi di completare la partita a skakki. Se non ricordo male toccava a te.”
I due scienziati si presero per mano e si volsero verso il vicino tavolino di ebano, dove si trovava la skakkiera e si sedettero per completare la partita.*
“Dottò perché mi guarda strano! Dottò la prego non faccia così! E’ solo una nebbia verdina. Dottò stia calmo, sono sicuro che ci deve essere una spiegazione e poi guardi mi pare di vedere una enorme scacchiera. Potrebbe essere un’allucinazione?”