La mia amica Alessandra mi aveva telefonato alle 14.24, il suo tono di voce era strano, la sentivo profondamente turbata:
“Giovanna, scusa se ti disturbo … ho bisogno di vederti subito … io non sto bene, sai problemi con Marcello … poi ti spiego. Ci vediamo fra cinque minuti al Roxy bar? Si! Va bene. Ciao.”
Sentivo la sua voce, era strana, esprimeva profondo turbamento, sembrava quasi sul punto di scoppiare in lacrime. Non chiesi niente per telefono, sapevo che sarebbe stato inutile: ci saremo viste fra cinque minuti.
Scesi le scale un po’ preoccupata e meravigliata, sapevo che il suo menage con Marcello sembrava perfetto. Stavano insieme da due anni, regolarmente sposati, non avevano voluto figli e sembravano innamorati come il primo giorno in cui si erano dichiarati amore imperituro.
*
Al Roxy bar, davanti al bicchiere di Martini con ghiaccio, Alessandra aveva gli occhi gonfi di pianto, il corpo scosso da sottili tremiti, quasi non riusciva a reggere il bicchiere. Iniziò subito a raccontarmi quello che era successo.
“Sai, Marcello non si è fatto trovare a casa. Sono arrivata, lui non c’era. Aveva fatto le valige. Aveva portato via con se solo le sue cose essenziali. Questo non è da lui. Ogni volta che partiamo per le vacanze si porta mezza casa e almeno dieci libri. Questa volta aveva preso solo l’essenziale e neanche un libro! Non è da lui, non so cosa gli è successo …”
Alessandra si ferma e inizia a singhiozzare senza ritegno.
“Così mi ha lasciata! Capisci! Improvvisamente, senza preavviso, senza niente. Non capisco, stavamo così bene insieme. Come farò senza di lui! Non posso vivere senza di lui!”
Ho detto ad Alessandra di calmarsi e di spiegarmi tutto dall’inizio. La vedevo respirare profondamente, quasi imporsi di mantenere quel minimo di calma e di autocontrollo necessari per narrare gli eventi. Dopo qualche minuto, reprimendo i singhiozzi, iniziava a parlare:
“Oggi alle 10 Marcello mi telefona al lavoro, sai oggi lui era a casa perché oggi è il suo giorno libero. La sua voce era calma, serena, mi sembrava quasi felice e, senza alcun minimo turbamento, mi dice più o meno così: sai cara oggi ho incontrato una donna meravigliosa, questa mattina, alle 9 ha suonato alla porta, io ho aperto ed è apparsa lei. Una donna radiosa, bellissima. Io sono rimasto subito affascinato. Lei è entrata, io non sono stato capace di staccare il mio sguardo da lei. Siamo stati un po’ insieme, forse abbiamo parlato, non so bene cosa è successo, so solo che, adesso, non posso fare a meno di lei e, allora, vado via con lei. Perdonami. Addio!” e io rimango inebetita, forse uno scherzo “ Ma cosa dici Marcello, stai bene?” e lui “Si certo sto bene, anzi benissimo, io con lei sono felice, mentre parlo con te è qui che mi guarda. I suoi occhi Aah esprimono un amore profondo, totale, divino!”
E io “Ma Marcello cosa dici? Chi è questa? Come si chiama? Che ci fa a casa nostra? Tu ami me! Buttala fuori! Sei impazzito?”
“Giovanna, non so cosa altro gli ho detto. Credevo che scherzasse, invece era serissimo. Mi ha detto addio, non ha voluto sentire altro. Mi ha salutata, anche con dolcezza, per niente turbato dalla mia reazione. Ha staccato i telefoni. Io sono piombata a casa senza trovarlo, il resto lo sai.”
Guardavo Alessandra e sentivo il suo immenso dolore che penetrava anche dentro di me. Ero turbata almeno quanto lei. Ricominciò a piangere sommessamente. Si alzò e ci abbracciammo teneramente. Eravamo amiche da venti anni, come sorelle.*
Marcello è scomparso da quasi un mese. Nessuno sa nulla di lui, non ci sono tracce. Alessandra lo ha cercato, ha chiamato la polizia. Non è successo nulla. Nessuno sa niente. Alessandra è precipitata in uno stato di depressione e di prostrazione molto forte. Non va a lavoro da un mese, io vado spesso da lei, parliamo, la consolo, sono riuscita a farla uscire fuori di casa per due o tre volte, senza scuoterla dal suo dolore. Anch’io sono turbata, non riesco a comprendere, non so come aiutarla. Penso e ripenso dove potrebbe essere andato a finire quel disgraziato di Marcello, ma non trovo nessun luogo dove potrebbe essere andato, probabilmente, con quella donna.
*
Oggi, improvvisamente, appena mi sono svegliata, prima di andare a scuola ho avuto una specie di illuminazione! Ho capito dove potrebbe essere andato Marcello. Mi sono ricordata che, circa cinque anni fa, quando Marcello ebbe un’esperienza con me, durata poco ma molto intensa, andammo a passare una settimana in una casetta di campagna nei pressi di Marpusa. Sono quasi certa che i due piccioncini si trovano in quella casa: è isolata, nascosta dal verde ma è dotata di acqua e di energia elettrica. Lui potrebbe avere conservato una copia delle chiavi. Oggi ho troppi impegni, ma domani partirò presto per Marpusa, in due ore di auto arriverò sul posto. Se sono realmente in quella casa cosa farò? Non lo so bene, ma la mia intenzione e di fargli pagare tutto il male che sta facendo ad Alessandra!
*
E’ un po’ difficile raccontare tutto quello che è successo, adesso sono più calma. Oggi sono andata nella casetta di Marpusa e li ho trovati proprio là dentro. Non ho capito molte cose. Sono turbata e disorientata, proverò a descrivere solo i fatti.
Ho viaggiato in macchina per due ore, ho attraversato parecchi paesini e molte strade tortuose prima di arrivare sul posto. Durante il viaggio ho continuato a pensare a cosa avrei dovuto dire o fare se li avessi trovati lì. Forse speravo di non trovarli. Invece il mio intuito non si sbagliava. Più mi avvicinavo alla casa e più aumentava la mia inquietudine, sentivo un nodo alla gola, un bruciore allo stomaco, avevo l’impressione di respirare male. Per un attimo ho anche pensato di tornare indietro senza arrivare alla casa.
Quando sono arrivata ed ho fermato la macchina davanti al cancello di legno, abbastanza diroccato, la mia testa era in fiamme. Mi sono tornate in mente le immagini della settimana che io e Marcello avevamo passato in quella casa. Alessandra non ha mai saputo niente di questo: non abbiamo ritenuto di dirle niente, ne’ io ne’ Marcello, temendo di farle del male. Adesso, ferma davanti al cancello, penso e ripenso ai miei sentimenti per Marcello: sono proprio sicura che tutto sia passato? Perché adesso sono così arrabbiata nei suoi confronti, come se avesse tradito me?
Apro infine il cancello, che cigola pietosamente, e mi incammino per il sentiero di ciottoli bianchi, piccoli e taglienti, ormai invaso da erbacce e piante rampicanti. Sono quasi le 18, il sole inizia a tramontare, la luce filtra a stento fra gli alti cespugli, la casa si intravede alla fine del sentiero, dopo un percorso di circa 30 metri. Ho una strana sensazione: vedo la casa immersa in un bagliore rosa intenso. Più mi avvicino e più questo bagliore appare evidente, quasi come una specie di alone che circonda la casa. Io ricordavo che la casa aveva una tetra facciata marrone che adesso sembrava essere diventata molto più chiara, quasi luccicante. Sono frastornata, confusa, ho le gambe molli, ho paura. Anche ammesso che i due sono là, che diritto ho io di disturbarli? Forse ho esagerato. No! Marcello si merita una bella lezione! Affretto il passo, decisa, cammino senza pensare, arrivo davanti all’uscio chiuso e busso alla porta immediatamente.*
La porta si apre quasi subito; Marcello, per niente sorpreso, appare sull’uscio, pervaso da un’aria di serenità assoluta, quasi coinvolgente, è scalzo, indossa un paio di pantaloni bianchi, leggeri, molto ampi e una maglietta arancione dalle maniche corte. Mi accoglie con un dolcissimo sorriso, per nulla meravigliato o turbato dalla mia presenza e mi dice: “Ciao carissima Giovanna, sono felice di vederti, ti prego entra. Voglio presentarti una Dea.”
Il mio cuore impazzisce, mi sento arrossire in tutto il corpo, vorrei scappare. In un attimo penso che in realtà Marcello non è mio marito e che in fondo Alessandra se l’è voluta lei, certamente non lo ha saputo amare. Se ci fossi stata io al suo posto questo non sarebbe mai successo. Riesco, non so bene come, a mettere da parte tutti questi pensieri e trascino il mio corpo dentro la casa.
*
Distesa sul divano giallo (che ben ricordavo per averci fatto l’amore con Marcello cinque anni fa) vedo lei, la donna per la quale Marcello è fuggito da casa. E’ completamente nuda. Si solleva lentamente, con un movimento lento e armonioso, senza sforzo, come se il peso del suo corpo fosse inesistente, mi accoglie con un sorriso radioso, poggia i piedi nudi a terra e si volge verso di me, camminando con passi felpati, quasi sfiorando il terreno.
“Benvenuta Giovanna. Accomodati” mi dice semplicemente, con una voce calda e cristallina, senza inflessione alcuna e mi da la mano.
Io rimango inebetita, quasi come se avessi una visione: lei completamente nuda! La guardo. E’ veramente bellissima ed emana una luce dalle tenui sfumature rosate, appena percettibile, e sprigiona una travolgente sensualità da ogni poro della sua pelle. Sento che l’aria improvvisamente si ferma, si staglia all’interno delle cornici del tempo. Lei sembra totalmente irreale, troppo perfetta per essere vera, quasi l’incarnazione di una statua greca o uscita fuori da un quadro rinascimentale. Eppure è davanti a me reale e pulsante. Sento il mio ventre improvvisamente scaldarsi, quasi prendere fuoco e non capisco perché.
Non riesco a fare nulla ne’ a tenderle la mano. Mi sento impietrita. Non mi aspettavo questo.
Lei mi guarda e sembra, improvvisamente, un po’ imbarazzata e dice:
“Oh scusami ti prego, dimenticavo che per voi la nudità può essere un problema. Vado subito a vestirmi.”
Dicendo così, scompare velocemente dietro una grande tenda bianca e ricompare subito abbigliata solo di un abito bianco, lungo, dalle ampie maniche, abbastanza trasparente. Cammina ancora verso di me. Le stringo la mano automaticamente. Ci guardiamo negli occhi. Non riesco a sostenere il suo sguardo, abbasso gli occhi e mi ricordo, improvvisamente, della presenza di Marcello, mi rivolgo a lui e tutto il mio livore si scatena contro di lui senza ritegno:
“Disgraziato, figlio di puttana, ti rendi conto di quello che hai fatto? Hai lasciato Alessandra che adesso sta morendo di dolore! Lo sai cosa hai fatto? Come hai potuto. Lei ti ama. Lascia questa …” mi fermo improvvisamente, non riesco a dire quello che volevo dire. Guardo Marcello, assolutamente indifferente ai miei improperi e ancora lei, più bella che mai dentro la sua bianca veste. Mi fermo e capisco di essere ridicola. Il mio respiro per un attimo si ferma e poi riprende mentre il bruciore nel mio ventre aumenta. Mi siedo pesantemente sulla poltrona grigia sotto la finestra. Guardo Marcello e poi lei. Chiudo gli occhi e inizio a piangere a dirotto.
E’ un pianto liberatorio che dura alcuni minuti, i due sembrano partecipare del mio stato d’animo ma mi lasciano un po’ sola, lentamente escono fuori dalla casetta tenendosi per mano.
Rimango così alcuni minuti e sembra che dentro di me, improvvisamente, dopo le lacrime, nasca una strana e piacevole calma. Ho percepito chiaramente la gioia che i due emanano e mi sono resa conto che la mia intrusione é fuor di luogo. Sono entrata nella loro intimità come un elefante in un negozio di cristalleria e poi, questa donna! Capisco che qualsiasi uomo degno di tale nome non potrebbe non innamorarsene perdutamente ma quello che è strano è che ho capito che lei non lo sta manovrando. Sento che anche lei lo ama con la stessa intensità.
Improvvisamente mi viene una domanda in mente: chi è questa donna? Da dove è spuntata fuori?
Adesso mi sento più serena, mi alzo dalla poltrona ed esco fuori, vedo i due appoggiati al muretto del sentiero, appena accarezzati dalla luce solare al tramonto e pieni dei suoi luccicanti riflessi, quasi la pelle imperlata da dolci pensieri d’amore. Sono posti uno di fronte all’altro, lei è appoggiata al muro, si tengono le mani, i petti si sfiorano. Si guardano negli occhi senza dire una parola, i loro respiri sono leggeri e soavi, appena percettibili.
Lei mi vede. I due si staccano e vengono lentamente verso di me. Entriamo in casa e ci sediamo.
Lei mi offre una bevanda dolcissima, dal gusto inebriante ma analcolica.
“Bevi” mi dice “ è ambrosia, il nettare degli dei, non è stato facile portarlo quaggiù”.
Le lancio uno sguardo apparentemente distratto, lei appare radiosa, teneramente accogliente. Continuo a bere fino all’ultima goccia quella bevanda.
Volgo lo sguardo a Marcello e gli dico:
“Scusami Marcello, forse non avevo il diritto di fare quello che ho fatto, ma, cerca di capire, in questi giorni ho sofferto anch’io come Alessandra, ma ora ho capito che non posso chiederti di tornare. Voi due sembrate così profondamente innamorati!”
Lui mi guarda negli occhi, prende affettuosamente le mie mani nelle sue e si inginocchia davanti a me e dice:
“ Vedi Giovanna, a me dispiace molto per Alessandra ma cerca di capire che il suo dolore nasce dalla incapacità di accettare il cambiamento. L’amore non è mai possesso, abitudine, consuetudine ne’ un rito sancito da una religione. L’amore è l’energia che pervade l’universo e lo mantiene unito e noi esseri umani molto difficilmente riusciamo a percepirlo nel rapporto di coppia. Ma grazie a Lei e al suo sacrificio io ho potuto sentire questo amore e, ti assicuro, che si tratta di un’energia che tutto pervade, che rigenera il nostro corpo e la nostra anima e che non possiede nessun legame ne’ alcuna limitazione umana. Quello che noi chiamiamo amore è solo una pallida imitazione, un fugace bagliore confrontato al sole amorevole che sempre risplende.”
Non avevo mai sentito Marcello parlare in questo modo, non sembrava più lui.
Gli dico:
“Marcello, sei cambiato, non ti ho mai sentito parlare così. Cosa ti è successo?”
“Mi è successo” dice “ che ho accettato l’amore di questa splendida creatura. Ti sembrerà strano da credere ma io sono stato l’unico uomo che ha accolto immediatamente lei, senza alcun rimpianto e senza alcuna esitazione.” “Molti uomini sono entrati in contato con lei ma solo pochi la hanno accolta realmente, molti sono fuggiti, molti hanno cercato di possederla, altri non hanno saputo neanche capire e sono rimasti inebetiti e confusi. Vedi, cara Giovanna, noi non siamo abituati ad amare, non sappiamo che cosa sia veramente l’amore.”
“E tu, invece, perché sei riuscito? Sei speciale?” Gli dico.
“No Giovanna non sono speciale, per mettermi in contatto con lei ho semplicemente accettato il divino che c’è in me ed ho messo da parte il piccolo uomo che tu conoscevi. Lei ha innescato in me quello che era sopito e dormiente, lo ha risvegliato con il suo travolgente amore.”
Lo guardavo sorpresa e sconcertata e, ancora, mi chiedevo: chi è questa donna?
“Marcello, per favore” Gli dico mentre ricomincio a piangere senza sapere perché “puoi dirmi chi è questa donna?”
Marcello mi guarda. I suoi occhi sono pieni di amore, il suo sguardo amorevole che avevo conosciuto cinque anni fa nella nostra storia d’amore, sembrava adesso tornato, ma mille volte più forte e più potente. Lui si alza lentamente, mi volge le spalle. Per un attimo guardo Lei che sembra assorta, seduta sul divano, gli occhi chiusi, un’ espressione di profondo raccoglimento. Lui, infine si volge nuovamente verso di me, mi tende le braccia, mi solleva lentamente dalla poltrona, mette le sue mani nelle mie, mi guarda negli occhi e, piangendo, mi dice:
“Giovanna sono sicuro che lei è Afrodite, si… proprio lei, la dea dell’amore!”
Lo guardo negli occhi ma distolgo subito lo sguardo dal suo, non voglio farmi trascinare dalla sua follia. Certamente Marcello è impazzito. Questo spiega tutto. Torno ad essere improvvisamente fredda e spietata. Capisco che questi due mi stanno condizionando. Forse è lei la causa di tutto: si diverte a fare impazzire gli uomini creduloni. È solo una puttana, una mangiatrice di uomini e sciupa famiglie.
Mi alzo per andarmene ma la sua voce mi blocca.
“Non è come pensi” dice Lei “Io non sono una mangiatrice di uomini. Io sono la dea dell’Amore. Si, sono proprio io, quella che voi avete chiamato in molti modi, Afrodite, Venere, Indrani ecc. Se non ci credi guarda in fondo al tuo cuore e ascolta quello che ti dice il tuo intuito. Tu lo hai capito benissimo. Tu hai amato e ami Marcello e questo ti mette in grado di comprendere. Perché l’amore non è, come voi pensate, solo un sentimento travolgente, una passione dei sensi e della mente. Amore è essenzialmente comprensione, è saggezza, è unione profonda con l’amato o con ogni elemento del creato che si sceglie di amare e che, a sua volta ci ama. Tutto l’universo esiste solo perché l’amore lo tiene unito.”
“Ma gli dei non esistono, sono tutte invenzioni, fantasie, miti che rispondono ai bisogni umani. Io non credo a tutto ciò. Si, tu sei una donna fuori dal normale, questo te lo concedo, ma da questo a dire che sei una dea, ce ne corre.” Dico io.
Lei dice:
“E’ la mancanza di fede che vi distrugge. E’ la mancanza di fede nel divino che avete sostituito, invece, con una fede assoluta nella vostra mente concreta, che vi annienta. Questo vi impedisce di vedere, vi impedisce di accogliere e di accettare il divino che è in voi , la vostra scintilla creativa. Marcello lo ha accettato perché anche lui è divino nella sua essenza e mi ha riconosciuta, perché noi, in realtà, ci conosciamo da tempo immemorabile e ritrovalo è stata per me una fonte di gioia infinita. Lui è stato il mio compagno per molto tempo, poi ha deciso di vivere l’esperienza terrena, ma adesso è pronto per tornare a me.”
La sento parlare in questo modo e i miei dubbi diventano certezze: questa donna ha coinvolto Marcello in un vortice di follia!
Sono stanca, stravolta, voglio solo andarmene, non riesco a sostenere questa situazione.
“Addio Marcello” dico ricominciando a piangere “io vado via, capisco che non ti posso aiutare e che non vuoi essere aiutato. Se vuoi rimanere con questa pazza, fa pure, io vado via.”
Lo guardo ancora velocemente negli occhi e mi avvio verso la porta per andarmene, mi inoltro nel vialetto, il passo malfermo, non mi volgo indietro, arrivo al cancello di legno e mi fermo. Sto per vomitare. Mi volgo improvvisamente, vedo Marcello sulla soglia della casa, torno indietro e corro verso di lui, non so cosa faccio, lo abbraccio teneramente, lo stringo con tutta la mia forza e mi accorgo che anche lui piange. Lo guardo, non capisco.
“Lei è andata via, ha sentito il tuo amore per me, lo ha percepito reale e profondo ed ha percepito anche il mio amore per te. Lei è voluta rimanere un po’ con noi per insegnarci qualcosa, per insegnarci ad amare. Adesso noi due abbiamo la sua eredità da condividere e da donare.”
Il suo viso era inondato di lacrime ma non c’era rimpianto.
Entro in casa, lei è sparita, è rimasto solo il suo lungo abito bianco, di lei nessuna traccia.
Afrodite … probabilmente.