capitolo 4

I campi di esperienza umana

Qual è, quindi, la nostra concezione dell’uomo e dell’universo dove vive? Questo passaggio è necessario perché se armonia significa sostanzialmente equilibrio fra varie componenti, nel caso dell’uomo, quali sono queste componenti? La psicosintesi e la psicologia integrale ci dicono, come visto precedentemente, che i campi di esperienza umani sono 5:
1) campo del corpo fisico;
2)campo delle emozioni, affetti, sentimenti;
3) campo mentale;
4) campo della personalità ed ego;
5) Sé superiore o transpersonale o spirituale;

L’armonia significa equilibrio fra queste cinque componenti. Questo non vuol dire che ognuno dei cinque deve avere lo stesso peso, ma che devono essere correttamente rappresentati nella coscienza umana, assumendo i loro rispettivi ruoli e competenze. Tutto ciò genera un equilibrio dinamico da cui origina la possibilità per l’uomo di creare e modificare continuamente la propria vita secondo le sue scelte.
La psicosintesi contribuisce potentemente alla creazione di questo uomo, espressione di armonia, potenza e volontà.

Limitiamoci, per adesso allo studio delle prime tre componenti:
- campo del corpo fisico: F.
- campo del corpo delle emozioni, affetti, sentimenti : EAS.
- campo mentale: M.
Possiamo immaginare questi tre campi come altrettanti strumenti o veicoli a disposizione dell’essere umano. Per comprenderne meglio l’intima relazione, proviamo ad immaginare tre filtri fotografici dei tre colori di base (colori primari sottrattivi): giallo, magenta, ciano. “Tre fasci di luce nei colori primari (blu, verde, rosso), sovrapponendosi due a due formano i colori complementari (giallo, magenta, ciano); dove si sovrappongono tutti e tre, danno origine al bianco.”
Se proviamo a sovrapporli essi trasmettono luce bianca. Significa che sono in armonia fra di loro. La somma dei tre colori, come ben sanno i fotografi con riferimento ai filtri fotografici, genera il bianco: (http://www.gri.it/tecnica/colore.htm) Così come, sovrapponendoli e mischiando i tre colori fondamentali si ottengono tutti gli altri colori. L’unione dei tre colori primari (o fondamentali) dà il bianco
“Tutto questo vale se i tre colori primari hanno la stessa intensità; se questa varia, si ottengono sfumature cromatiche intermedie, con predominanza di uno o più colori.” http://www.abc-fotografia.com/corba/cbcol.htm

http://www.abc-fotografia.com/guico/cap-01.htm

Se comprendiamo il senso della metafora ( se possiamo definirla una metafora), possiamo pensare che i nostri tre campi generano ogni tipo di esperienza umana e “colorano” l’esistenza, attivando miriadi di possibilità. Mi pare suggestivo pensare a questa analogia e ritenerla una chiave di lettura e comprensione dell’interagire dei nostri tre corpi. Potremmo pensare che il colore rosso simbolizza il nostro corpo fisico, che il colore giallo simbolizza le nostre emozioni e che il colore blu simbolizza la nostra mente. Mi sembra anche interessante riflettere sulla doppia funzione dei colori: essi possono essere sottratti ( ciano, magenta, giallo) o aggiunti, o possono essere usati come fasci luminosi. Mi piace anche riflettere sul fatto che la stessa luce bianca, attraversando un prisma si scompone nello spettro dei colori dell’arcobaleno. Non posso sviluppare ancora questo stimolo simbolico che merita ulteriori approfondimenti che vanno, però, oltre i limiti di questo lavoro. Lascio al lettore questa incombenza.
Mi sembra chiaro, comunque, evidenziare un dato fondamentale: stiamo parlando di tre veicoli, cioè di tre strumenti che dobbiamo imparare ad usare. La domanda che possiamo porre a noi stessi è: chi deve imparare ad usare questi strumenti? La risposta che proponiamo è: l’ego.
Dobbiamo, però aggiungere che stiamo parlando dell’ego in senso psicosintetico. Puntualizziamo che il termine ego in psicosintesi è anche sinonimo di io o sé (s minuscolo). Per evitare confusione useremo solo il termine ego che varrà ad indicare il centro della coscienza ordinaria, in senso simbolico il direttore d’orchestra o il regista. Notiamo che entrambe le due figure simboliche rappresentano elementi intermedi, infatti il direttore d’orchestra esegue il concerto scritto dal musicista, così come iol regista esegue la commedia o il dramma, scritto dal drammaturgo. In entrambi i casi il loro compito è organizzativo, di coordinamento e di interpretazione, inserendo anche elementi propri che colorano l’opera cercando di non snaturarne i contenuti. Il quarto elemento è, allora, l’ego che possiede le sue peculiarità, mentre il quinto elemento è l’autore dell’opera o del dramma che, ovviamente, corrisponde al Sé (S maiuscolo). Notiamo come, a volte, autore ed esecutore coincidono. In senso simbolico il processo di unione e di fusione corrisponde al raggiungimento di una sostanziale identità fra ego e Sé e di unità funzionale fra i tre corpi (fisico emotivo e mentale).

Il campo fisico – energetico
La medicina ufficiale e le scienze convenzionali hanno imposto punti di vista eminentemente materialistici. Il corpo umano viene visto come un aggregato di organi, come un mirabile sistema che funziona sotto il comando del Sistema Nervoso che può esprimersi attraverso attività consapevolmente mirate ma che, in gran parte, gestisce il corpo e le sue funzioni senza che la coscienza ne abbia sentore.
Alcune medicine non convenzionali (Medicina Tradizionale Cinese, Omeopatia, Ayurveda ecc.) ci insegnano a considerare il corpo umano anche e soprattutto come un sistema energetico in cui ogni parte è collegata. Il corpo umano rimane in vita fino a che la sua energia circola. Questa energia ha livelli di attivazione diversi che si esprimono attraverso varie cariche vitali.
Più avanti viene descritto il significato simbolico dei sette chakra, quali componenti tradizionali del campo fisico – energetico.

ll corpo

La fede è “toccare Cristo: chi lo tocca, è a sua volta toccato! “Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita.” (Marco 5,21 – 43)
Il corpo è comunicazione, è toccare, è sentire, è manipolare.
Il corpo è il tabernacolo dell’anima.
Il corpo vive e si agita solo relazionandosi, attraverso i sensi, attraverso la parola, attraverso la mente, con gli altri corpi e, quindi, con le altre anime.
Dobbiamo ricordarci che il corpo fisico, come noi lo vediamo, non potrebbe esistere ed essere vitale senza il “corpo energetico” che possiamo immaginare come un guanto di energia che ricopre il corpo fisico mantenendolo in vita. Questa distinzione è importante perché il corpo energetico si esprime anche attraverso bisogni e tensioni che possono essere contrastanti con le esigenze e con le funzioni del corpo fisico. Possiamo fare un esempio se ci riferiamo alle energie espresse in contesti sportivi o ricreazionali o artistici o relazionali o manifestati in situazioni di forte contrasto come guerre o combattimenti o gare. In queste situazioni il bisogno di emergere o di contrastare un avversario o di salvare la propria vita oppure, in altri contesti, il bisogno di lasciarsi andare in danze sfrenate o in attività sportive prolungate o esasperate può creare contrasti, anche seri, con i limiti del corpo fisico. In questi momenti il corpo fisico può non essere in grado di rispondere alle necessità energetiche e il contrasto può esprimersi in sofferenze, malattie, o nella necessità di sostenere il corpo fisico con droghe o farmaci col risultato di aggravare maggiormente il contrasto.
Questo conflitto, tuttavia, non necessariamente deve sempre manifestarsi ed è auspicabile che si raggiunga una reale armonia e una reale “fusione” fra i due “corpi”. Quando questo avviene, ad esempio, possono manifestarsi prestazioni fisiche prolungate senza danno al corpo che, anzi, ne può risultare, fortificato. Anche in questo caso, il raggiungimento di questa condizione di armonia dipende dalla conoscenza dei propri bisogni e, quindi, della propria tipologia. Se, ad esempio, nella mia struttura psico-fisica riconosco una forte presenza di energie del quarto tipo (creativo-artistico o dell’armonia attraverso il contrasto) queste potranno esprimersi nel bisogno di praticare arti marziali e, poiché questo è coerente con la mia tipologia, non avrò contrasti con il corpo fisico. Se, invece, fermo restando la stessa tipologia, dovessi essere costretto ad esprimere le mie energie attraverso modalità che non mi appartengono (ad esempio nella corsa) ne avrei un conflitto che causerebbe inevitabilmente contrasti fra la mia energia repressa e il corpo costretto a muoversi secondo modalità non sue. Questo esempio ci invita a riflettere sulla necessità di attuare un corretto collegamento fra i vari campi. Se questo avviene, inevitabilmente, la strada da percorrere conduce verso un livello più elevato di autorealizzazione e verso una condizione di maggiore benessere psichico e fisico. Anche in questo consiste il processo di autoconoscenza.

Il campo delle emozioni, affetti, sentimenti

Riuscire ad ottenere un controllo sufficiente delle emozioni, sentimenti ed affettività è uno dei più importanti obiettivi da raggiungere per ogni essere umano. Quest’obiettivo può essere raggiunto solo attivandosi nel contesto di sistemi pratici di insegnamento che presuppongono l’applicazioni di una disciplina seria e costante. Per questo motivo ho parlato, in altri lavori, dell’importanza assunta dall’aikido che ho praticato per anni e dell’aiki training che ho proposto, derivandolo da questo, e che tenta di coniugare l’essenza degli insegnamenti del maestro Ueshiba (fondatore dell’aikido) e di Roberto Assagioli. Le arti marziali illuminate che contribuiscono alla formazione del guerriero di luce (un vero e proprio servitore dell’umanità, del bene e della pace) rappresentano elementi in grado di trasformare le note aggressive e selvagge dell’essere umano in vie per il raggiungimento della pace interiore e dell’equilibrio psico-fisico. Teniamo conto, inoltre, che questo raggiungimento è la base per potere influire positivamente sullo sviluppo di tutto il pianeta e delle sue forme di vita. Appare sempre più chiaro, infatti che gli uomini hanno una grossa e diretta responsabilità sul destino della terra e soltanto se dentro i loro cuori crescerà e si svilupperà la pace la terra potrà parallelamente svilupparsi in pace e armonia. Per questo motivo è impellente e urgente dare pratica applicazione agli insegnamenti di questi due grandi uomini: Ueshiba e Assagioli.
La pratica aiki facilità l’assunzione di queste capacità. Un guerriero, infatti, non può permettersi di subire l’influsso negativo delle emozioni, mentre deve imparare ad utilizzare tutta la loro carica energetica per raggiungere gli obiettivi che si è prefissato. Riuscire a fare questo significa essere in grado di trasformare le cariche negative emozionali (paura, rabbia, avversione, gelosia, invidia ecc.) e riconvertirle verso direzioni diverse ed opposte (coraggio, altruismo, solidarietà, compassione, entusiasmo ecc.).

Il campo mentale
Ricordiamoci, prima di andare avanti, che stiamo parlando di mente concreta e che potremmo ipotizzare anche la presenza di una mente spirituale o transpersonale o intuitiva anche in riferimento ai veda (antichi testi spirituali dell’India) che parlano di mente inferiore (in sanscrito manas inferiore) e mente superiore (manas superiore).

La mente si è espressa anche nelle strategie gestionali dei conflitti. Molti libri sono stati scritti sull’arte della guerra, da Sun Zu a Machiavelli, fino ai nostri giorni e tutti evidenziano il ruolo della strategia, gestita dalla mente, come momento preliminare essenziale per qualunque azione ostile o difensiva in situazioni di guerra.
Oggi non dobbiamo più impegnarci in battaglie estenuanti o elaborare scenari di guerra ma, certamente, dobbiamo capire che possono esistere molti “nemici” interiori e molte situazioni avverse, sia interiori che esteriori che richiedono mosse efficaci.
Agire correttamente, in ogni situazione della vita, presuppone un uso corretto della nostra capacità di giudizio e una percezione della realtà chiara e ben definita.
La mente è un veicolo del nostro armamentario psico-fisico che assolve a questo compito (quando è ben usato); è, cioè in grado di operare correttamente affrontando i problemi pratici di ogni giorno e può elaborare comportamenti ed azioni efficaci, volti alla risoluzione di problemi ordinari.
Ho detto che la mente è un veicolo, cioè, un mezzo e, allora, dobbiamo capire da chi viene usato questo mezzo.
Chi deve imparare ad usare il veicolo mentale correttamente è certamente l’ego, quella parte di noi che impara a dirigere la vita quotidiana e coltiva amorevolezza e consapevolezza nelle relazioni umane quando sperimenta una buona dose di equilibrio interiore. Questo ci fa capire la differenza fra i tre campi di cui abbiamo parlato adesso e i due successivi: i primi tre sono soltanto mezzi, sono strumenti che, quindi, non posseggono identità autonome e che non sono individualizzati.
Nonostante questo, tuttavia, i tre strumenti assumono una precisa parvenza di autonomia e sono perfettamente in grado ( come hanno fatto per millenni) di manipolare l’essere umano. Questo può accadere soltanto quando le subpersonalità si incistano dentro questi campi e ne assumono il controllo. Vedremo come si esprime questo meccanismo con più accuratezza nelle prossime pagine.

La personalità e l’ego

Abbiamo parlato dell’ego ed eccolo comparire, protagonista della scena della vita.
Il compito dell’ego è quello di coordinare le energie del corpo fisico-energetico, del campo emotivo e del campo mentale.
Ricordiamoci che stiamo parlando di strumenti, di mezzi che ci consentono di evolverci e di manifestarci nelle nostre creatività e potenzialità.
Questo non avviene se pensiamo di essere i nostri strumenti e, quindi, ci dimentichiamo chi siamo in realtà.
Questo accade a molti esseri umani che si identificano, ad esempio, con le loro emozioni e dicono di sé, con ostentazione, “io sono un tipo emotivo”. Così facendo limitano la loro esperienza e subiscono le forze del loro mondo emozionale di cui finiscono con il diventarne vittime.
Il compito dell’ego è quello di utilizzare nella maniera quanto più armoniosa ed equilibrata è possibile tutti e tre i “corpi”, secondo le rispettive competenze.
Un guerriero samurai, ad esempio, non può farsi condizionare dalle emozioni come paure, ansie, angosce ma deve essere in grado di attuare un controllo efficace e mai farsi condizionare dall’emotività.
Così come, in battaglia o nel corso di un duello, non può mettersi a pensare troppo e farsi condizionare, quindi, dalla mente. Un vero guerriero è espressione di armonia ed equilibrio, il suo corpo si muove con grazia ed efficacia, libero di raggiungere l’obiettivo che si è prefissato.
Le battaglie e le guerre sono servite, quindi, nel corso dei secoli a strutturare un ego in grado di manifestare le proprie prerogative, qualità e abilità perché costretto dagli eventi e all’interno, spesso, di questioni di vita o di morte.
Oggi, per fortuna, non è più così anche se le guerre affliggono ancora l’umanità odierna.
Il nostro lavoro, così come proposto da Assagioli ( in accordo con gli insegnamenti del maestro Ueshiba) è quello di mantenere lo spirito del guerriero, trasformandolo in araldo della pace, in un instancabile costruttore di armonia e di benessere per un numero più elevato possibile di esseri umani.
Per poterlo fare l’ego deve diventare il pilota della propria vita ma, per comprendere il tragitto da percorrere deve collegarsi al Sé superiore.
Questo gli consente di liberarsi da connotazioni egoistiche e lo aiuta a tracciare una via di amorevole fratellanza.
Iniziare a percorrere questa strada non è sempre facile né agevole perché, spesso, il Sé e l’ego non sono in sintonia ed esprimono energie diverse o a volte divergenti. Solo dopo una lunga serie di battaglie interiori si può arrivare ad una ricomposizione dei conflitti interiori ma, quando, infine trionfa la pace, l’uomo che nasce da questi conflitti è un nuovo essere: un portatore di pace e di benessere per l’umanità, così come lo sono stati Ueshiba e alcuni dei suoi allievi e Assagioli e alcuni dei suoi allievi.

Il Sé transpersonale e la mente intuitiva.

Per la maggior parte delle persone il Sé transpersonale è del tutto inconscio e recessivo. Per chi inizia il proprio processo di autorealizzazione la progressiva sua scoperta diventa un fenomeno ineliminabile che impregna, nei tempi dovuti, tutta la coscienza umana.
E’ fondamentale comprendere che questo processo implica la capacità di instaurare un dialogo con la nostra parte spirituale che diventa immanente e non più solo trascendente. E’ un processo di riunificazione con la nostra vera e più profonda natura. Questo contatto e tutto ciò che ne deriva determina una profonda trasformazione della vita umana, non più governata dall’ego separativo ma definita e infusa dallo spirito di unificazione, di amorevolezza e di servizio.



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