IL DEMONE DELL’ALCOLISMO

immagine tratta da: http://lucianocremascoli.blogspot.it/2011/05/alcolismo-in-italia-un-problema-da-non.html


Il demone dell’alcolismo sta solo sul proscenio. Ha un aspetto imponente, massiccio, avvolto nel suo lungo e pesante cappotto nero, il capo scoperto che evidenzia un grande testone dalla fluente capigliatura nera, una barbetta rada incornicia il suo mento mentre un filo di radi peli, accuratamente selezionati, da forma a qualcosa di simile ad un paio di baffi. Si direbbe un uomo di mezza età per niente piegato dagli anni e dall’incedere deciso e quasi atletico.

Rivolto al pubblico: “Eccomi mi presento!”
“Sono io il demone dell’alcolismo. Per la precisione il mio nome è Al Ghul e vi comunico che fra tutti i demoni che popolano la terra godo di molta popolarità. Devo dire che sono molto amato!
Oggi sono qua per dimostrarvi come lavoro, quello che faccio e perché lo faccio e come mai nel mio settore sono ormai un maestro riconosciuto.
Si perché ho molti allievi che mi vengono mandati da altri e che imparano alla mia scuola. Fra questi il mio allievo preferito è il demone della cocaina che per essere più preciso è un demone femmina. È il primo della classe! Sapete poi fra noi demoni a volte si instaura un rapporto affettivo. Certo dovete sapere che ci vogliamo anche un gran bene. Non siamo cattivi o orridi come ci dipingono e non sempre facciamo solo male e anche ammesso lo facciamo sempre a fin di bene! Se gli uomini sapessero quanto è importante la nostra opera e quanto sia difficile il nostro lavoro! Ma lo facciamo con amore, con dedizione, con acuto senso di responsabilità. Tentare gli uomini, fare a pezzi la loro vita, farli ammalare e morire progressivamente, ghermire la loro anima, distruggere le loro stupide illusioni. Questo è il nostro lavoro. Però a differenza di altri demoni dozzinali e mefitici noi diamo anche piacere … tanto piacere … e gli uomini sono così stupidi che ci cascano sempre. Sapete quanto ci divertiamo!”


“Quanto bene abbiamo fatto all’umanità! Quanti grandi artisti si sono formati alla nostra scuola! Senza di noi non ci sarebbe stato Edgar Allan Poe, Jack Kerouak, Vasco Rossi, Fabrizio De Andrè e tanti altri. Quanta buona arte hanno prodotto! Tutto merito mio e dei miei allievi. L’umanità mi dovrebbe ringraziare e invece cosa fanno gli uomini? Cercano di contrastarmi con questi insignificanti omuncoli pieni di contraddizioni; queste macchine fatte di linee guida ministeriali, questi psichiatri operatori, psicologi eccetera. Tutta gente che noi tentiamo senza difficoltà.”

Tok tok!
“Chi è?” Esclama Al Ghul
“Sono io Ubaldo, la tua ultima vittima.” Entra un uomo sdrucito con il passo sbilenco e il volto dimesso …
“Ubaldo amore mio. Quanto ti voglio bene! Hai bevuto oggi! Dimmi di si, dai dimmi di si …” Continua Al
“ … ssssi ho bevuto ma non molto solo due birre !” Prosegue l’uomo.
Al: “Dai Ubaldo mi prendi in giro? Chi credi che sono io il quel cretino del tuo psicoterapeuta? A me la puoi dire la verità.”
Ubaldo: “ SSSSS Scusa Al ho bevuto cinque birre e due grappini …”
Al: “Si! Bravo ! Così va bene. Così mi piaci!” “E come ti senti?”
Ubaldo: “MMMM male Al mi sento male …”
Al: “Ti senti male? E che cos’hai”
Ubaldo: “SSS sensi di colpa e un po’ di mal di pancia.”
Al: “Sensi di colpa? Mal di pancia? Ma scherzi! È perché hai bevuto poco … Guarda ho qua per te qualcosa di speciale. Un tequila aromatizzata alla menta. La vuoi? Lo sai che ti passa tutto se ne bevi solo un pochino?”
Ubaldo: “Si dammi la tequila”
Il demone porge la bottiglia a Ubaldo che inizia a bere fino a scolarsi tutto il liquido.
Ubaldo inizia a barcollare fino a che cade a terra in un tonfo rumoroso, privo di conoscenza, mentre dai suoi sfinteri escono varie tipologie di liquidi maleodoranti.
Al: “Ecco guardate che fine fanno! Non sanno tenere l’alcool. Questi uomini sono femminucce.”
Al lo guarda con profondo disprezzo. SI avvicina la suo corpo immobile e si rende conto che Ubaldo è morto, probabilmente colpito da ictus o da epatite fulminante.
Al: “Anche questo è morto! E chi se ne frega! Ce ne sono ancora moltissimi da tentare.”
Al guarda nel suo computer portatile che ha estratto da una larga tasca del suo pesante cappotto nero.
Ecco mi sembra di vedere un ragazzo di si si si 17 anni. Ci mando prima la mia amica Cocaina e poi mio cugino Birra Serez. Questo ce lo tiriamo per forse 20 0 30 anni e nel frattempo potremmo anche fargli commettere un omicidio, qualche stupro, forse una rapina. Il mio amico Bastard, demone dei criminali se lo merita un favore.”
“Ma adesso devo ghermire l’anima di Ubaldo. Se non sto attento ci potrebbe essere la concorrenza (qualche stupida entità angelica) che potrebbe pensare di salvarlo e farlo rinascere come operatore del Club degli Alcolisti in Trattamento (CAT).”
*
Al Ghul continua a consultare il suo computer portatile, osservando le vite di vari soggetti dediti al consumo di bevande alcoliche …
“ Eh questo chi è? Gionny. Vediamo un po’ cosa fa … ta ta ta ta ecco mi pare che questo si faceva un bottiglia di grappa la sera, tutto solo … si … speriamo che abbia aumentato, forse una bottiglia e mezzo …ecco si …Cosa? Ma non beve da quasi un mese! Non è possibile! Bisogna fare qualcosa. Dunque vediamo cosa gli piace …il motociclismo. Certo associamo il motociclismo con libertà, easy raider donne, amici e birra! Fiumi di birra. Oggi trasmettono un ottimo film su rete 23 e lui lo vedrà. Certo ci siamo. Ah la libertà di bere tante birre ghiacciate, correre sulle moto con una bella pupa sul sellino posteriore, tette al vento. Dai che ti piace! Questa è la vera libertà. Cosa vuoi solo un mese di astinenza. Dai Gionny non è una ricaduta: questo è un concetto inventato dagli psichiatri. Bere non è una malattia, è estinguere l’infinito bisogno di libertà.”
Gionny: “ Che bel film non bevo da un mese ma come mi piace essere libero.”
*

Cambia la scena. Al Ghul è seduto nel suo studio di psichiatra. È sera, ha finito di lavorare ed ha indossato la sua pesante palandrana viola. Fuori piove insistentemente da ore. Il meriggio inonda di ombre la stanza. Le pareti dai colori scuri sono ricoperte di attestati di merito e di quadri impenetrabili; una grande libreria, posta alle spalle di Al, lascia intravvedere, dietro la pesante vetrata, moltissimi di libri di psicologia, psichiatria, psicofarmacologia, psicopatologia e altri con casi clinici descritti da eminenti studiosi in decine di volumi pubblicati e sponsorizzati da varie case farmaceutiche. Molti di questi casi sono stati trattati da Al Ghul o da suoi allievi.
Adesso Al Ghul indossa la maschera dello psichiatra incoerente. Uno di quelli che qualche goccetto lo bevono e affermano che il vino bevuto con moderazione fa bene e che un grappino la sera concilia il sonno.
Improvvisamente qualcuno bussa alla porta.
“Avanti” urla distrattamente Al.
La porta si apre ed entra un personaggio imponente, avvolto in un cappotto pesante, grigio con fregi rossi. Pesanti stivali ai piedi, bagnati da fango e acqua; un ombrello gocciolante appena chiuso fra le mani.
“ Accidenti a queste piogge acide. Il barone Heternith, demone dell’inquinamento ha esagerato” Borbotta il personaggio un po’ contrariato.
Rivolgendosi amabilmente verso Al Ghul e sfoderando un immenso sorriso di circostanza: “Caro maestro come stai? Ti disturbo?”
Al alza gli occhi e riconosce subito il demone della depressione.
“Caro Von Austerlitz! Che piacere vederti. Che si dice dalle tue parti? Come mai questa visita improvvisa e inaspettata?”
Il demone della depressione saluta affabilmente e stringe con vigore la mano dell’altro protesa verso di lui con qualche esitazione. Dopo avere appeso il suo cappotto nell’appendiabiti e riposto l’ombrello gocciolante nell’apposito porta ombrelli, Von Austerlitz sprofonda nell’enorme poltrona di pelle posta di fronte alla scrivania di Al.
“Caro Al vado subito al sodo: ti devo dire che purtroppo ci sono molte lamentele sul tuo comportamento e su quello dei tuoi allievi …” Inizia il demone della depressione.
“Chi si lamenta?” risponde Al incuriosito e un po’ contrariato.
Von: “Sai bene a chi mi riferisco: Lui. Certo proprio Lui in persona Satana direttamente. Mi ha mandato a chiamare e quando mi hanno detto che dovevo andare da Lui le mie gambe hanno cominciato a tremare; mi stava venendo un attacco di panico. Le ho pensate tutte e sapevo che se Lui mi avesse rimproverato di qualcosa una bella depressione non me la avrebbe tolta nessuno. Sai come Lui sia tremendo! Ma poi mi sono preso di coraggio e ci sono andato. Sono stato molto sorpreso quando, invece, mi ha parlato di te. Intanto ti devo dire che lo spettacolo di Satana in persona nel suo vero (credo) aspetto è terribile. Mamma mia quanto è brutto! Mi stava venendo di dire a Sua Signoria di cambiare sembianza ma poi mi sono contenuto e Lui deve avere letto il mio pensiero perché improvvisamente ha cambiato immagine: è diventato un affabile signore biondino in giacca e cravatta, molto gentile e mi ha addirittura chiesto di accomodarmi.”
Al: “Cosa diavolo ti ha detto. Si può sapere?”
Von: “Certo. Mi ha detto che tu sei in disgrazia e che se continui così rischi di essere licenziato!”
“Addirittura!” Disse Al sconsolato che sprofondò nella sua poltrona chiudendosi in un cupo mutismo.
I due demoni rimasero in silenzio per un po’, fino a che Al sbottò.
“Si può sapere cosa ho fatto! Io lavoro duro, causo un sacco di problemi agli uomini. Quest’anno ci sono stati circa 40 mila morti per causa dell’alcool solo in una nazione di fessi e di falliti come l’Italia. Io, per esempio, mi diverto a causare incidenti stradali mortali e sto bene attento che siano spesso stranieri a guidare gli autoveicoli così aumento l’odio verso di loro. Porca miseria io do il sedere ogni giorno. Ma si può sapere cosa vogliono laggiù?”
“Ecco vedi” Rispose Von Austerlitz “…il fatto è che l’alcool è anche una bevanda che dà spensieratezza, che aiuta nelle relazioni, che, a volte, facilità nelle scelte più difficili, insomma dà troppo piacere. E poi, scusa, ci sono troppe bevande alcoliche troppo buone da gustare e la gente riesce anche a contenerne l’uso. La gente non soffre abbastanza. Ci ha preso troppo gusto. Inoltre ci sono anche troppi artisti che bevendo riescono a fare creazioni anche belle e questo proprio non va. Loro ti seguono da millenni, da quando ti hanno dato carta bianca e ora si sono scocciati!”
Al si infuriò moltissimo: “ Ma cosa diavolo ne sanno loro! Ma certo che l’alcool da anche piacere. Tutte le droghe lo fanno. È proprio così che li stiamo fregando.”
Von: “Si Al tu hai ragione, sei amico mio. Io ti capisco ma ti devo dire che anche io sono perplesso. Al gli uomini devono soffrire di più. Vedi come faccio io!? La depressione è una malattia che io ho inventato e vedi che successo spettacolare in tutto il mondo!” disse Von Austerlitz alzandosi improvvisamente dalla poltrona e orgogliosamente protrudendo il suo addome globoso.
Continuando “Al, devi fare qualcosa. Ti suggerirei di indurre nei dirigenti mondiali una nuova campagna proibizionista. Questo sarebbe meraviglioso. Tanti soffrirebbero, ci potrebbero essere guerre, la delinquenza aumenterebbe, il mercato nero potrebbe rifiorire. Io ti appoggerei pienamente e anzi se tu sei d’accordo ti potrei aiutare a fare partire questa nuova iniziativa. Insieme possiamo entrare nelle menti deboli e squinternate dei loro capi e fare partire questa e altre situazioni.”
Al guardò attentamente negli occhi l’altro demone. Tutta la sua boria svanì. Capì che non aveva alternative e in un filo di voce disse: “Va bene Von facciamolo. Hai ragione tu. Io devo mantenere il mio posto di lavoro e … poi tengo famiglia. Ho tanti allievi e figli da mantenere e altri che stanno arrivando. Devo difendere la nostra grande famiglia dei tossici. Non posso permettere che degli incompetenti burocrati vengano a dirci cosa dobbiamo fare.”
“Bene Al era questo che volevo sentirti dire. Ero sicuro che mi avresti capito. A proposito eccoti le linee guida, scritte da Lui in persona per iniziare questa campagna di proibizionismo.”
Dicendo così Von Austerlitz tirò fuori dal cappotto un fascio di carte formato A4 e lo porse al Al.
Al prese il fascio di carte. Sconsolato e depresso si sedette sulla sua poltrona e iniziò a leggere. Sulla sua mano destra comparve una bottiglia di grappa.

Questo racconto di Carmelo Percipalle è coperto da copyright. Vietata ogni riproduzione anche parziale senza il consenso scritto dell’autore.



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