L’amante di Claudia

(racconto di Carmelo Percipalle)

Nello studio del grande neurologo, Dott. Scarcelletti.
Onofrio è uno dei suoi pazienti. Si presenta per descrivere un evento avvenuto qualche giorno prima:
“Caro dottore, mi chiamo Onofrio, si Onofrio Scandurra e sono nativo di Palagonia e, ecco, io sono venuto da lei per raccontarle un fatto che mi è capitato due giorni fa, anzi, veramente è capitato a mia moglie e, infondo anche a me: insomma provo a raccontarle tutto … ecco, Claudia, mia moglie, è una donna alta e robusta, dai seni prosperosi e dal viso tondo e regolare. Lei è sempre stata una donna focosa … ma forse a lei non interessa… Quel giorno rientrai a casa prima del tempo. Lei non si accorse della mia presenza, era nella stanza da letto. Sentivo degli stranissimi mugolii, gemiti e risatine provenire dalla stanza. Preso da un dubbio atroce, aprì un poco la porta, solo uno spiraglio, e la vidi con il suo amante mentre faceva l’amore.”
Il Dott. Scarcelletti ascoltava con attenzione e, notando l’incedere esitante del suo paziente che quasi balbettava, pensò che non c’era nulla di nuovo, di cose simili ne aveva sentite tante nella sua onorata carriera, e rimase in attesa degli sviluppi della storia.

“Allora,” proseguì il paziente “… io aprii la porta del tutto e loro erano sul letto che si accoppiavano selvaggiamente. Lei, mia moglie, era nuda e qualcuno la stava penetrando da dietro. Neanche si accorsero della mia presenza e proseguirono. Dottore godevano senza ritegno!”
Onofrio si fermò improvvisamente e rimase in silenzio guardando il neurologo con un’espressione indecifrabile, senza riuscire a proseguire.
Scarcelletti disse: “Coraggio, signor Onofrio, mi dica cosa è successo dopo.”
“Professore, io lo so che lei mi prenderà per pazzo, ma vede, mia moglie non faceva l’amore con un uomo…”
Scarcelletti non si scompose, pensò che la moglie di Onofrio faceva l’amore con una donna che magari indossava un pene finto e disse esitando: “ … forse era una donna?”
“Noooo! Assolutamente! Cosa pensa che mia moglie è lesbica? Assolutamente no! A quella piacciono i maschi…”
Ancora silenzio.
Scarcelletti: “Suvvia mi dica tutto. Con chi faceva l’amore sua moglie?” Scarcelletti era incuriosito iniziava a pensare a qualcosa di veramente strano, ripercorrendo mentalmente tutto il suo manuale delle perversioni sessuali (il famoso Kraft Ebing). Forse un animale? Forse il cane della signora? Ma non osava dirlo.
Onofrio iniziò a piangere e singhiozzando disse “Dottore mia moglie non faceva l’amore con un essere della nostra realtà. Mia moglie faceva l’amore con un elfo domestico e devo dire che questo era anche ben fornito sessualmente.”
Scarcelletti capì improvvisamente che il suo paziente doveva essere uno psicotico molto grave e cercò di rabbonirlo fingendo una pietosa comprensione del suo stato.
Onofrio continuò: “Io lo so che lei non ci crede, io lo so che lei pensa che questa è tutta un’allucinazione, ma le assicuro che non è così. Le devo dire, inoltre che, quando entrai nella stanza, loro, infine si accorsero di me e si separarono. L’elfo era un esserino alto circa un metro e venti, dalle lunghe orecchie giallastre, gli occhi grossi ed espressivi ed era terribilmente spaventato. Vedendomi andò a nascondersi sotto il letto, mentre mia moglie mi guardava terrorizzata e anche abbastanza imbarazzata. Dottore per farla breve le dico che, in realtà, deve sapere che a me piacciono le storie di fantasia e simili, io e l’elfo poi siamo diventati amici. Lo so che lei non ci crederà, ma infondo, ho pensato: mia moglie mi fece le corna con un uomo? No!
Mi fece le corna con qualcuno che mi disonorò? No!
Se lo dico in giro qualcuno ci crederà mai? No!
E quindi cosa c’è di male? Niente!
Adesso lo sappiamo solo noi due e lei è tenuto al segreto professionale. Però a lei lo devo dire perché è un grande scienziato, famosissimo, e solo lei mi può spiegare come è successo tutto questo.”
Scarcelletti guardò l’uomo negli occhi che, indubbiamente, erano gli occhi di uno psicotico e disse: “ Si guardi adesso lei mi deve promettere che si prenderà questa terapia esattamente come io la prescrivo e stia sicuro che tutto passerà.”
“Certo dottore scriva pure ma poi devo dirle un’altra cosa.”
Scarcelletti finì di scrivere la sua ricetta, con circa quattro psicofarmaci e la porse al suo cliente, dicendo: “Ecco assuma la terapia esattamente come scritto. Fanno trecento euro.”
Onofrio prese la ricetta e porse il denaro al professionista. Il suo sguardo era soddisfatto.
“Dottore lei mi assicura che con questa terapia passerà tutto?”
“Ma certo!” disse il famoso neurologo. “Stia tranquillo. Potranno passare forse sette giorni, forse meno, ma vedrà che tutto passerà.” Dicendo questo porse la mano al paziente per salutarlo e gli disse. “Doveva dire altro?”
“Io no dottore ma vorrei presentarle un mio amico che la voleva conoscere, si trova di là nella sala d’attesa, dalla quale poco fa sono scappati tutti i suoi pazienti non so perché.” Così dicendo l’uomo iniziò ad aprire la porta che conduceva dallo studio alla sala d’attesa e disse: “Michimaus se vuoi puoi entrare.”
Scarcelletti rimase in attesa di vedere questo nuovo personaggio, ma nessuno entrava. La porta rimaneva socchiusa.
“ Mi scusi dottore, sa molto timido è. L’ho chiamato Michimaus perché mi ricorda topolino, però è più grosso ed è un vero dongiovanni, lo sa quante storie erotiche mi ha raccontato? Mica si è fatto solo mia moglie!”
La porta, lentamente si aprì parzialmente, producendo un sinistro cigolio, mai sentito prima, e dal sottile varco che si era creato fece ingresso una creaturina, dalla pelle verdastra, alta circa un metro e venti, lunghe orecchie gialle, occhi prominenti, abbigliata solo di una lercia tunica color mattone dalla quale si ergeva una strana protuberanza cilindrica a livello del pube. Questi iniziò a camminare lentamente trascinando i suoi lunghi piedi nudi e palmati. Sembrava molto intimidito e impaurito, con la testa abbassata e la vocina stridula disse “Dottore la prego mi guarisca, temo di essere affetto da priapismo, da quando mi sono messo a fare l’amore con la moglie di Onofrio, il mio pisello è rimasto dritto e duro e non ne vuole sapere di tornare normale. Non ne posso più, mi fa un male da impazzire. Che devo fare? Mi dia qualcosa, la prego, mi aiuti.”
Scarcelletti rimase impietrito. Guardava l’elfo senza sapere più nulla di sé.
Onofrio disse: “Dottore lo aiuti, lei è un luminare faccia qualcosa. Forse tutta colpa di quella troia di mia moglie è?”
Scarcelletti volse lo sguardo, fattosi vitreo e gelatinoso, verso Onofrio, iniziò a ridere istericamente, si volse verso la finestra alle sue spalle, la spalancò meccanicamente, si tolse il camice lentamente, lo piegò ordinatamente, richiudendolo nell’armadietto, posto a sinistra della scrivania, senza distogliere lo sguardo, volgendolo ritmicamente a destra e a sinistra, dai due personaggi e, repentinamente, si gettò giù dalla finestra, tuffandosi attraverso le esili tende e traforando decisamente la zanzariera che aveva dimenticato di aprire.
Onofrio si lanciò risolutamente verso il luminare cercando di bloccarlo ma senza riuscirci e, rimanendo abbarbicato sull’anta della finestra, lo seguì con lo sguardo fin giù nel cortile, dove piombò inesorabilmente con un tonfo sordo, e urlò: “Ma dottò che fa! È solo un innocuo elfo dongiovanni! E ora chi o guarisce?”

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